Giorno: 10 ottobre 2010

Francesco Osti – Errore di sintassi

  

 

Al bar

Solamente un pendolo si fa sentire; e una bimba dal volto affilato (con due grosse trecce simili a funi di porto) fra i  tavoli a succhiare il fondo di una granita. E’ un bar ma sembra il museo di storia della società. Aleggia l’odore delle perline lustrate, la fragranza del perfetto ordine, di soli oggetti pratici; odori di appuntamenti mancati, stanchezza di colonia a mezz’aria, non colta. Il banconista muove solo gesti necessari, sfoglia l’orologio che attende la chiusura.  Per rimanere qui da soli, nella sera mal registrata, bisogna avere  talune determinate certezze, salde come i denti, come le pietre miliari alla massicciata; lo sa bene quell’uomo con il cappellino e la camicia a mezza manica fermo fuori, immobile sul bordo del marciapiede, avvolto nelle raffiche di pioggia.   (Morbegno, 22/7/2003)

 

 

Donna a Bologna

Indossava un cappotto lungo e giungeva col passo affrettato tipico delle donne di carità: negli occhi tondi e neri era evidente la sua innocenza, come avesse il costante alibi d’un impegno. Ferma al semaforo in attesa dell’omino verde, sorrideva al traffico che le fumava addosso, lo sguardo sempre distolto respingeva il ringhiare provocatorio degli autobus: poi passava frettolosa, si perdeva oltre al muro di gente che le veniva incontro, scompariva sotto gli altissimi porticati simili a denti, palazzi del dopoguerra come spropositati tombini alzati in verticale. Scompariva e la si poteva pensare divorata, presto digerita, ma non ci sarebbe stato stupore, capita a tutti, anonimamente.                                                                                                                                                                                                               Io ne sono sicuro: è riemersa sul corso parallelo, sulla maglia successiva di questa città, espulsa da altri portici, quasi in corsa, con lo stesso alibi sul volto.   (Morbegno 16/3/2006)

 

 

Gente ai tavolini del bar

I più composti sono destinati ad una inaspettata ed improvvisa apnea: lasciano un testamento scritto sbilenco sul tovagliolo di carta qualora l’aria diventasse una melma di parole e mugugni troppo densa per poterne uscire. Capita che la sera, nei crepuscoli di crema e latte, vengano ritovati vestiti appiccicosi, stoffe sciolte, qualche dente guasto, scaglie di unghie… con il manipolo cittadino di usurai e becchini, curvi e neri, ad allontanarsi nel ticchettio delle loro ossa.  (Morbegno, 4/8/2006)

 

 

Francesco Osti si presenta lontano da ogni tentazione ” letteraria”, è lontanissimo dal poetico e dal “poetese” : vuole dire le cose in modo energico e diretto, eppure ha una sua struttura culturale robusta che risulta con efficacia nella limpida scansione  e nella fierezza di tono della sua  prosa. Il giovane poeta, insomma, vuole raccontare in brevi lettere o accurate e taglienti descrizioni, la realtà che conosce e il sentimento dell’esistere che prova. (Maurizio Cucchi) 

Francesco è nato nel 1976 a Morbegno (So) dove vive e lavora. Suoi testi sono apparsi nelle antologie ” Tutta la forza della poesia” (Labos Morbegno 2003), “Nuovissima poesia italiana” (Mondadori, 2004) e sul settimanale Lo Specchio del quotidiano la Stampa di Torino. Questa è la sua prima pubblicazione.

E’ stato il vincitore del concorso Opera Prima  LietoColle  2004

* l’ impaginazione, purtroppo, non è fedele all’originale

 

e silenzi – testo e foto di MG Galatà

 

erano out et orbi

@Maria Grazia Galatà

i silenzi su ricami

di cambi binari

e poi furie

fuorviando

limiteassenza

o follicoli impazziti

offerti alla fuga

ma parlami di rara bellezza

che non osai

ma che sai

nei sottoscala d’ombra

e silenzi                

                                                   Maria Grazia Galatà 10.2010