Giorno: 31 agosto 2010

Antonio Moresco – Pensieri a capo scoperchiato – da “il primo amore”

Leggo il punto di vista di Antonio Moresco sullo stato attuale dell’editoria italiana, in particolare, sulla situazione Mondadori e polemiche di questi giorni. Sono d’accordo con Moresco su molti punti, soprattutto sulla complessità della questione e di come questa  non possa essere risolta o spiegata con degli slogan. Pubblico qui l’articolo raccogliendo l’invito di Moresco a diffonderlo.

Pensieri a cranio scoperchiato
Antonio Moresco

 

   In questi giorni di fine agosto i giornali stanno parlando molto dell’ennesima legge “ad personam” (in questo caso “ad aziendam”) che consente alla Mondadori di non pagare al fisco una cifra enorme. Dopo la presa di posizione pubblica di Vito Mancuso, che ha espresso i suoi dubbi se continuare a pubblicare con questo editore e che ha chiamato, nome per nome, alcune persone che pubblicano presso lo stesso a pronunciarsi, si è dato fuoco alle polveri. Opinionisti, giornalisti e politici abituati a capitalizzare fulmineamente ogni cosa si sono gettati sulla vicenda con continue richieste di abiura editoriale rivolte a scrittori e saggisti (i poeti -chissà perché- non vengono presi in considerazione) che pubblicano con questo editore e con questo gruppo. Argomenti moralmente e politicamente ricattatori, ironie e sfottimenti in caso di risposte non gradite o evasive, esibizione di superiorità civile e morale, soprattutto da parte di giornali di gruppi editoriali concorrenti e di persone bene acquartierate in essi. Perché in Italia le cose funzionano così.
   Si invitano gli scrittori a schierarsi su questa “crisi di coscienza” trasformata in una macchina da guerra contro un’altra macchina da guerra, ad abbandonare questo editore per altri più virtuosi, ciascuno vantando le proprie benemerenze e la propria superiorità etica, in una battaglia che viene da lontano e che nasconde anche altri fini, sperando tra l’altro di scrollare l’albero e di accaparrarsi qualche frutto caduto, soprattutto se questo ha una buona quotazione di mercato e porta quattrini. Perché in Italia le cose funzionano così, tanto più in questi anni difficili, torbidi, in questo clima intossicato da una situazione politica, sociale e civile sempre più difficile da sopportare.
   Così può succedere che persino gli scrittori -che in Italia non sono tenuti in gran conto, a meno che non rimpinguino i fatturati- vengano utili all’interno di questi movimenti militari e di queste campagne. Lavagnette e specchietti con tanto di elenchi e faccine dei buoni, dei meno buoni e dei cattivi, di quelli più virtuosi e di quelli meno virtuosi. Pareri usa-e-getta da inserire in questo mosaico, esibizione di muscoli, esercitazioni, parate. Perché in Italia le cose funzionano così.
   Non metto in questo elenco gli scrittori cui, per ragioni di censura o di opportunità politica, sono stati rifiutati i libri da case editrici del gruppo Mondadori e che, giustamente, se ne sono andati.
   Siccome anch’io ho le mie convinzioni e le mie passioni ma non sono un soldatino, siccome non ci sto a farmi appiattire su quest’unica dimensione e a farmi schiacciare su queste semplificazioni strumentali e parziali, ma siccome non mi è neppure congeniale starmene zitto e coperto, in attesa che la polvere torni a posarsi e che la bolla si sgonfi, provo a esprimere qui, per iscritto, i pensieri, tutti i pensieri che mi sono passati per la testa in questi giorni, compresi quelli scomodi, non eleganti, quelli che in genere si preferisce lasciare nell’ombra, senza autocensurarmi né autolobotomizzarmi.

   La Mondadori oggi

   E’ la più grande casa editrice e il più grande gruppo editoriale italiano, ma il suo assetto proprietario consegna anch’essa -come molte altre cose palesi e occulte nell’Italia di oggi- a un gigantesco conflitto di interessi. La sua acquisizione da parte di Berlusconi a spese di De Benedetti e i modi con cui questa è avvenuta sono noti e sono stati anche materia di un clamoroso processo.

   La Mondadori ieri

   Ma neppure in passato, ai tempi del mitico fondatore Arnoldo, il percorso di questa casa editrice è stato ineccepibile e lineare. Perché evidentemente, per diventare il più grande gruppo editoriale italiano bisogna anche avere delle grandi maniglie. Perché in Italia le cose funzionano evidentemente così.
   Ma vediamo un po’ com’era la vecchia, mitica Mondadori:
   Nata dall’intelligenza e dall’intraprendenza di un giovane di un paese del mantovano (un altro che, come suol dirsi -e ammesso e non concesso che le cose stiano esclusivamente così- si era “fatto da sé”), da piccola bottega diventa via via la più grande casa editrice italiana, anche attraverso rapporti privilegiati con i potenti di turno, opportunismi, trasformismi.
   Ma è giusto ridurre tutto e solo a questo? All’interno di questa casa editrice hanno lavorato e si sono fatti le ossa uomini che poi sono diventati importanti editori, come Valentino Bompiani e Angelo Rizzoli, e soprattutto questa casa editrice non ha pubblicato solo il Vate o il fascistissimo Guido Da Verona, oppure un libro intitolato “Dux”, ma ha pubblicato anche e fatto conoscere in Italia scrittori come Kafka, Joyce, Gide, Alain-Fournier, Faulkner, Fitzgerald, Dos Passos, De Roberto, Pascoli, Verga, Pirandello, Thomas Mann, Lawrence, Vittorini, Malaparte, Brancati, Henry Miller, Sartre, Eliot, Ungaretti, Montale, Erich Maria Remarque, Hemingway, Bernanos, Döblin, London, Fante, Virginia Woolf, Saint-Exupéry e molti altri. Senza dimenticare tanti formidabili autori di “libri gialli” e di fantascienza, che ho letto con entusiasmo durante la mia adolescenza e che leggo ancora.
   Hanno fatto un’azione eticamente riprovevole, si sono disonorati tutti questi scrittori e questi poeti (parlo naturalmente di quelli in vita al momento della firma dei contratti) a pubblicare con questo editore?
   Per non parlare della casa editrice Einaudi, ora acquisita dal gruppo Mondadori, e degli autori che si trovano nel suo straordinario catalogo, i cui libri (quindi anche “Se questo è un uomo” e le “Lettere dei condannati a morte della Resistenza”) a detta di alcuni non sarebbe più eticamente e politicamente corretto comperare.
   Una casa editrice è abitata da persone vive e che, in qualche caso, possono anche fare la differenza. Non si può ridurre tutto ai comportamenti dell’editore, al suo assetto proprietario e ai suoi consigli di amministrazione, che magari sono più che altro interessati a leggere i bilanci di fine anno e ad assicurarsi che siano in attivo. E che magari possono anche cambiare. Cinquant’anni fa la Mondadori era di Arnoldo, adesso della famiglia Berlusconi. Di chi sarà -se ancora ci sarà- fra altri cinquant’anni?

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ETEREA (un braccio a te, una gamba per il re) – Stefania Crozzoletti

Al circo arrivo con gli stivali magici
dal cilindro estraggo stupefacente materia:
fiori di plastica, distrazioni del corpo,
un seno o due, l’arrosto ben cotto

braccia e gambe in buone condizioni
poi la testa nel tripudio generale

Eppure a te, universo indifferente
seduto in terza fila, non avrei voluto dare
le mie ossa da sgranocchiare
ma un soffio di vita appena accennato
parole da tenere un poco nella bocca
il transito leggero delle fate nel bosco.

A te non sono riuscita a chiedere
nemmeno un sottile filo di pensiero
minuti sospesi, secondi dedicati.

D’altra parte l’etereo mal si concilia
con i miei occhi scuri, l’andatura stanca
la pesantezza del giorno
il viaggio senza sogni a capofitto nella notte.

Stefania Crozzoletti, inedito, 2010