Giorno: 26 agosto 2010

piccole poesie per l’estate |Daniele Gennaro (inediti 2010)

Codice giallo

Il punto credo sia questo: incastonare rapide
dalla sorgente al delta.
Restare attoniti con le risorse disponibili sì,
frequentare postriboli con la faccia al vento,
d’angelico rimessage affannarsi un poco,
rimpolpando pretesti per dare e avere.
Il punto potrebbe essere anche questo:
revisionare, inflessibile alle regole, le compiacenze
dell’altrui infelicità.
Occasioni non mancano a tale
proposito, mi invecchio solo a pensare alle
conseguenze nere di un simile atteggiarsi.
Non che manchino le occasioni per aggrovigliare
in maniera precisa le noiose baldanze di un brioso
amico che ancheggia passi alla Travolta in un
annisettanta da circo equestre.
Ne ho visti passare e ne ho visti in futuro
tagliare il traguardo dell’imbecillità fatta storia.
Un ultimo punto forse: lasciar correre conviene?
Non c’è risposta, c’è sagacia , urgenza da codice
giallo, lasciar correre sì.
Le diagnosi improvvisate cambiano il corso della
notte ai più sensibili di cuore. (altro…)

Omonimia del transito

Marisa Fogliarini, Trasparenze n. 16 - Aria

Omonimia del transito

Il libro degli haiku bianchi di Nadia Agustoni

di Anna Maria Curci

“Dire la semplicità”: questa è l’impresa che i trentaquattro haiku irregolari di Nadia Agustoni affrontano, come dichiara l’autrice stessa nella nota iniziale, con la consueta frugalità piena, cifra del suo scrivere, dunque del suo esistere.
“Dire la semplicità” è “aria sui rami… puntura di vuoto”, eppure non è mai segno vuoto, in nessun caso un lancio a vuoto.
“Fora il silenzio” il segno, e la mente che lo descrive si fa, come programmaticamente svela il dodicesimo degli haiku bianchi,“omonimia del transito”. Sì, perché l’elegante ma deciso rifiuto della ridondanza, che caratterizza tutta la scrittura di Nadia Agustoni, non è qui soltanto l’ovvia conseguenza della forma espressiva scelta, ma è soprattutto l’occasione di un insospettato dispiegamento di corrispondenze.
Nella pratica che a volte accompagna le mie letture, quella della resa in lingua tedesca, è” l’omonimia del transito” a “versarsi- avverarsi” con particolare vigore, a dischiudere ulteriori ‘vie della conoscenza’.
La resa in lingua tedesca degli haiku bianchi mette a nudo l’omonimia di due voci ricorrenti: il colore “bianco” – che compare nella raccolta come aggettivo e come sostantivo – e il verbo “sa”, entrambi, semplicemente, “weiß” nella lingua d’arrivo.
Almeno sei haiku di Nadia Agustoni, nell’originale e nella traduzione in tedesco, ne sono una prova. Ne ho scelti due, che propongo di seguito. Grassetto e traduzione sono da imputare a chi scrive. (altro…)