Appunti per un discorso su “Filastrocche in cielo e in terra” – di Giovanni Peli (post di Natàlia Castaldi)

Filastrocche in cielo e in terra di Gianni Rodari è un classico della letteratura, a mio avviso non è necessario nemmeno specificare con “dell’infanzia”, proprio perché facciamo nostra la definizione di classico di Calvino, che disse che “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. Per questo invito tutti a leggere questo libro, senza distinzioni di età, e credo che anche adulti e adolescenti possano emozionarsi lasciandosi trasportare da questa lettura.
Innanzitutto una piccola riflessione sul titolo, di una efficacia disarmante. Notiamo che ricalca il detto popolare “non sta né in cielo né in terra”, che indica qualcosa di inconcepibile (lo usano anche i genitori con le proposte dei bambini), e ricalca anche la preghiera del Padre Nostro (imparata dai bambini a catechismo): il titolo può quindi risultare famigliare a chiunque. E’ ovviamente però ironico, da un lato perché indica qualcosa che c’è in cielo e pure in terra, e dall’altro perché ad essere in cielo e in terra non c’è la volontà del Signore, ma le filastrocche. E, come vedremo, filastrocca quasi equivale a dire “bambino”, quindi in cielo e in terra ci sono i bambini, metafora che dà in definitiva ai bambini e al loro linguaggio immensa dignità, quasi biblica, e importanza. Ma non solo, il titolo in realtà ci introduce anche al contenuto del libro visto che le filastrocche parlano del cielo (con gli astri, stelle, astronavi ecc. ecc.), ma anche della terra (con i lavoratori, le città, la povertà, l’ingiustizia ecc. ecc.), e non si stancano di comunicare che in entrambi gli elementi, cielo e terra, c’è posto per la speranza.Questo libro di Rodari fu pubblicato per la prima volta nel 1960 ma raggiunse la sua versione definitiva con la seconda edizione Einaudi del 1972. In questa edizione Rodari ha approntato alcune modifiche addolcendo il carattere di alcuni versi molto “impegnati” a favore di una maggiore ironia e una maggiore leggerezza. E’ del resto coerente questo spostamento di atteggiamento: dalle prime filastrocche pubblicate sull’Unità in gioventù e rivolte ai bambini degli operai, alla svolta del 1960 con la pubblicazione presso Einaudi per rivolgersi a tutti i bambini, e infine all’edizione del 1972 con le correzioni che hanno portato questa raccolta anche a resistere nel tempo e a diventare un classico. Ho portato questa edizione cartonata con le illustrazioni di Bruno Munari, presenti ad ogni pagina, particolarmente adatte ad accompagnare la lettura. Questi disegni richiamano il modo di disegnare dei bambini, sono molto colorate e apparentemente semplici, a volte al limite dello “scarabocchio” , a volte sembrano fare i “dispetti” alle parole (pag. 26, 125, 79). A volte assumono inaspettatamente una connotazione figurativa suggerita dalla filastrocca (frontespizio, pag.147, 141, 111). Da un punto di vista comunicativo, si può notare quanto questi disegni si comportino proprio come le filastrocche: usano il linguaggio dei bambini: anche la filastrocca infatti è un genere letterario amato e conosciuto dai bambini. Fin nella culla hanno sempre sentito ninna nanne e canzoncine, ovvero poesie con una metrica libera, (seppure con una prevalenza dei parisillabi) scandita da rime baciate o alternate, e spesso accostate ad una melodia intuitiva. Il bambino sente una filastrocca e subito la riconosce come un linguaggio che gli appartiene (forse è per questo che nei ragazzi delle scuole medie c’è spesso un rifiuto di questo genere e la filastrocca è solo una poesia “da bambini”). La filastrocca è quindi legata per sua natura al mondo dell’infanzia con la sua selezione lessicale che la rende comprensibile a chiunque e con “la giusta musichetta” che lo stesso Rodari, in una splendida presentazione dell’edizione del 1960 apparsa su Noi Donne, considerava assolutamente necessaria (interessante è notare che è giusto chiamare “musichetta” questa melodia intuitiva che la filastrocca evoca, per quanto non sia indispensabile né sentirla né suonarla né tantomeno scriverla per percepirla; ed in un laboratorio musicale con i ragazzi si potrebbe lavorare… Rodari fu anche violinista prima della guerra…).
Moltissimi libri usano questo linguaggio, molte sono le filastrocche all’interno di libri narrativi o illustrati e la rima viene usata spessissimo. Ma con Rodari abbiamo una grande innovazione per quanto riguarda i temi e l’atteggiamento nei confronti di essi. Rodari è diventato un punto imprescindibile nella letteratura per l’infanzia (c’è un prima Rodari e un dopo Rodari) complice anche il fatto che fu una grande personalità ed un autore prolifico, versatile, coerente e perfettamente consapevole di quello che stava facendo, accompagnato come fu da una grande riflessione sulle tecniche con cui scriveva ed inventava, compendiate nello splendido Grammatica della fantasia.
In questo Rodari si dimostra come uomo del Novecento e lo si può accostare a tanti grandi scrittori soprattutto di area postmodernista, scrittori per esempio come il già citato Calvino (Se una notte d’Inverno un viaggiatore, Il castello dei destini incrociati, Le città invisibili, Il Barone Rampante) o Eco (Il nome della Rosa) o anche alcuni autori della neo-avanguardia (Sanguineti…) dove l’esibizione della tecnica letteraria o la citazione e l’autocitazione (nonché l’implicita costante promozione alla lettura!) erano parti integrante della produzione artistica e saggistica (pensiamo ai libri narrativi o poetici che parlano a loro volta di libri o di opere letterarie e pensiamo a quante volte il poeta si rivolge alla sua stessa poesia, spesso accade nelle filastrocche, a ricalcare certo il “congedo” della poesia antica).

Sposandosi inevitabilmente con l’educazione e l’ambiente scolastico, le regole-della-creatività di Rodari diventavano tecniche trasferibili al modo di esprimersi dei bambini, e la sua arte diventa soltanto un esempio di come poterle applicare (non dimentichiamo, nel vedere questo lato molto razionale dell’opera di Rodari, l’influsso che diedero le scoperte della scienza e della tecnica nella cultura umanistica e nella musica colta del Novecento).
Dicevamo che nella letteratura per bambini c’è un prima e un dopo Rodari. Un altro ottimo libro di filastrocche C’era un bambino profumato di latte di Roberto Piumini del 1988, per presentando uno stile ben definito e personale e alcuni caratteri innovativi, sembra, secondo me, che tra un verso e l’altro ci dica “ricordate Rodari? tutti partiamo da lì”…
Filastrocche in cielo e in terra è una raccolta di 101 filastrocche raggruppate per “tema” in 7 sezioni. Tutte tranne quella intitolata Un treno carico di filastrocche, la penultima, portano come titolo il titolo di una filastrocca presente nella sezione.

La prima sezione è La famiglia punto e virgola, qui protagonisti sono elementi della grammatica e dell’ortografia, personaggi che i bambini conoscono e che forse non credono simpatici o comunque degni di essere addirittura protagonisti di una filastrocca divertente, ma proprio qui sta una delle caratteristiche della leggerezza e dell’ironia di Gianni Rodari, che non fa altro che applicare un gioco che tutti i bambini fanno già fin da molto piccoli: quello di animare oggetti inanimati. Ma già dalla prima poesia della raccolta sono chiari gli intenti di Rodari, che non sembra accontentarsi del divertimento: c’è la necessità di mettere di fronte un problema. Il titolo è Il dittatore e il protagonista è un punto in delirio da onnipotenza, subito ridimensionato dalle parole e dal mondo intero. Rodari è un poeta dell’impegno. Nella presentazione già citata, con la leggerezza del suo stile inconfondibile Rodari parla ai bambini e dice chiaramente “Io spero che le mie filastrocche vi facciano venire la voglia di rimboccarvi le maniche”; ma noi crediamo che fosse molto di più di una speranza. In questo Rodari non suggerisce molte altre alternative, l’impegno è nel suo DNA. E come vedremo coerente con questo atteggiamento è anche la scelta dei temi delle altre sezioni, sempre incentrati con la realtà quotidiana di bambini e adulti. Un’altra poesia significativa è Sospiri, dove, da un lato si vuole sicuramente famigliarizzare con il modo condizionale, ma dall’altro si vuole anche riflettere sulla congiunzione “se” e in un modo non soltanto grammaticale …

La seconda sezione porta il titolo di La luna al guinzaglio, che raccoglie le filastrocche “spaziali ed astronautiche” come le chiamava Rodari. Rodari diceva che le cantilene di una volta non sapevano andare neanche col monopattino, ma le sue sono “piene di cose moderne” ed aggiunge ”Ho fatto molte filastrocche spaziali ed astronautiche, com’era giusto, perché voi siete quelli che andrete sulle stelle: uno sarà ammiraglio di un’astronave, e l’altro radiotelegrafista di bordo e io sarò così vecchio che mi dovrò accontentare di guardarvi a naso per aria, da una panchina terrestre, in qualche giardino pubblico di questo pianeta”.
Leggo a caso due filastrocche di questa sezione e mi trovo di fronte ad un tema pressoché onnipresente in Rodari. Spesso si parla del senso di esclusione, di chi è messo in disparte, di chi è impotente, di chi è meno fortunato (Le stelle senza nome, I mari della Luna, Io vorrei). Tematica che Rodari ha in comune, per esempio, con il grande poeta Vittorio Sereni…
Bisogna poi soffermarsi sullo splendido Teledramma, una filastrocca non spaziale ma di pura fantascienza che sembra uscita da un B-movie degli anni ’50. La storia di un teledipendente che cade nel televisore e poi viene salvato dal figlio elettricista con un abile meccanismo, un racconto in versi attualissimo e godibilissimo.

La terza sezione è Il vestito di Arlecchino. Questa sezione (come suggeriscono le diverse toppe colorate che formano il vestito della famosa maschera) presenta filastrocche apparentemente a tema libero, tuttavia potremmo rintracciare proprio nel “travestimento” il tema ricorrente. Tre filastrocche hanno come protagonisti le maschere tradizionali (ricordiamo Marionette in libertà) in altre compaiono altri personaggi che si travestono più o meno metaforicamente, come il nonno che va (o vorrebbe andare) in motoretta, il manichino che avrebbe bisogno di un cappotto perché ha freddo, gli uomini con i fiori sulla testa invece dei capelli (costruito secondo il gioco del “cosa succederebbe se”) o il poeta stesso che nella splendida Ferragosto gioca, come un bambino, a fare il Presidente. Ed anche il tema del “travestimento”, tema fortunatissimo da sempre nella letteratura, è stato, nella letteratura (e nel cinema) del Novecento, sviscerato: basti pensare al recupero e rielaborazione del tema dionisiaco (Mann, Joyce, Pasolini e molti altri).

La quarta sezione è I colori dei mestieri. La presenza dei lavoratori è una della innovazioni che Rodari ha apportato all’immaginario che costituisce il mondo dei libri per l’infanzia: privilegiati sono i lavori umili o comunque affascinanti per i bambini come il vigile urbano, ma trovano posto anche giornalisti e ovviamente i medici (che curiosamente però compaiono anche nella sezione precedente, ma perché il paziente è un bambino per l’occasione “travestito” da malatino), troviamo spazzini, arrotini, ma anche ragionieri, solo una categoria di persone non è vista bene, quella dei fannulloni che nell’ultima filastrocca della sezione L’odore dei mestieri, “non sanno di nulla e puzzano un po’…”.

La presenza dei lavoratori cala il bambino nel mondo di tutti i giorni e quindi nella società: passa sempre il messaggio dell’impegno, del non essere soli, del non vivere solo per se stessi ma all’interno di un mondo complesso e insieme affascinante. Dice Rodari “Altre filastrocche parlano di mestieri, di gente che lavora: il lavoro è la cosa più seria che ci sia al mondo, e voi lo sapete meglio di me.”

Rodari ha partecipato attivamente alla Resistenza, ha poi vissuto negli anni della ricostruzione e del boom economico…

La quinta sezione è Il mago di Natale. Tutte le filastrocche hanno attinenza più che col Natale in sé direi con le vacanze natalizie, comprendono infatti una generica atmosfera invernale ed è contemplato anche il Capodanno. Anche queste filastrocche hanno come tema principale la ricerca di un mondo fatto di pace e la consapevolezza dell’ingiustizia sociale.

Segue la sezione interamente dedicata al treno, Un treno carico di filastrocche. Mi soffermerò in particolare su un capolavoro assoluto che è la filastrocca dal titolo La galleria (pag.119), dove tra l’altro non sono menzionati esplicitamente i temi calssici rodariani più volte ribaditi.

La galleria è una notte per gioco,
È corta corta e dura poco.

Che piccola notte scura scura!
Non si fa in tempo ad avere paura.

 

(Graficamente si suggerisce un’analisi fonetica: questi due distici presentano una fitta serie di richiami fonetici che contribuiscono a rendere il testo coeso e armonico).

Stavolta il tema principale è la paura del buio dei bambini, che spesso si traduce nella paura della notte in sé e quindi la difficoltà ad addormentarsi. Ma viene introdotto anche il tema del gioco, parola chiave e non a caso posta alla fine del verso. La galleria gioca ad essere la notte, come i bambini giocano, fanno finta di essere qualcun altro o di fare qualcosa che in realtà non fanno. Non si può avere paura di una galleria, tuttavia la galleria desta interesse proprio perché simile alla notte che fa paura davvero.
Il terzo verso indica proprio questa attrazione e il fatto che una specie di paura si è già manifestata. Ma l’ultimo verso interrompe il pensiero e interpreta l’emozione: non c’è stata paura vera e propria, forse qualcosa d’altro, forse è talmente corta la galleria che non facciamo in tempo ad esserne veramente spaventati. E’ anche sicuramente un esempio di come si può trovare la magia ovunque (lo dirà poche pagine più in là nella filastrocca dedicata alla bella addormentata: Le favole dove stanno?/Ce n’è una in ogni cosa:/nel legno del tavolino,/nel bicchiere, nella rosa.). E’ anche dunque un “subdolo” invito ad emozionarsi, a non avere paura di ciò che la vita (e le storie inventate) ci prospetta.

L’ultima sezione del libro si intitola infatti Le favole a rovescio. In queste filastrocche è prevalente l’elemento narrativo, e compaiono molti personaggi di favole o fiabe tradizionali anche sono visti da prospettive inaspettate (“Shreck ante litteram”). Altre invece sono raccontini originali. Direi che il tema principale sia quello dello spostamento del punto di vista (altro tema cardine della letteratura del ‘900!) come in Il giornale dei gatti.

Molto significativa è anche l’ultima filastrocca della sezione ispirata alla favola della cicala e della formica, ma dove degna di stima non è l’operosa formica, liquidata come avara, ma la cicala che regala a tutti il più bel canto. Alla formica è anche l’ultimo componimento del libro che termina quindi con un inno alla bellezza e anche al disinteresse, certo ingredienti indispensabili, per costruire quel mondo di pace e giustizia sociale che Rodari desiderava.

La sua speranza era quindi che i bambini potessero realmente costruire quel mondo, continuando un processo difficile e lungo cominciato proprio con la Resistenza, ma difficile da portare a termine.

“Ci sono filastrocche allegre e ce ne sono tristi, proprio come nel calendario si incontrano giornate d’oro e giornate nere; ma filastrocche senza speranza non ce ne sono, non le so fare. La speranza e l’erba voglio, secondo me, crescono dappertutto, ai bordi delle strade, nei vasi sui balconi, sui cappelli della gente: basta allungare la mano e volere e il mondo diventerà più abitabile”.

Crediamo che Rodari sia un autore ed un intellettuale fondamentale per la formazione di ognuno, e che per lui scrivere per ragazzi sia stata l’occasione per creare un sistema linguistico congeniale che portò a pieno compimento la sua ispirazione quindi gli permise di comunicare a tutti e per sempre, attraverso la bellezza.

Giovanni Peli

http://www.giovannipeli.it

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Nota biografica:

Giovanni Peli è nato a Brescia nel 1978. 

 

Nel 1995 pubblica la raccolta di poesie Incolore semplicemente-Poesie blu (Montedit, Melegnano), per lo stesso editore pubblica nel 1998 Cröda le foje- liriche civili. 

Suoi testi poetici appaiono su riviste a diffusione nazionale come Virgole, Club degli Autori, Poesia, Specchio, e antologie (

Poesie in cornice 1995, Fonopoli 1998, Maria Calabria 1999, Meccano 2004, Scrittori in viaggio 2007).

 

 

Come autore di musiche di scena collabora con la compagnia di teatro gruppo NTO, per i seguenti spettacoli: L’amico della ragazza (1996), Americani (1997), Nel giorno del suo compleanno (2000), V.M. 18 (2003), Harvey (2005), per la regia di Agostino Peli e Forse siamo in crisi (2006) per la regia di Davide Colossi.

Dal 1998 collabora con il compositore Antonio Giacometti come librettista e paroliere.

Dal 1998 al 2003 è chitarrista in formazioni pop-rock e collabora come scrittore, musicista, organizzatore e direttore artistico con varie associazioni culturali e realtà artistiche.

Tra il 1998 e il 2000 organizza quattro edizioni della rassegna di musica contemporanea giovanile Concerto Giovane – nuovi spazi per la nuova musica – col patrocinio del Comune e della Provincia di Brescia.

Nel 1999 viene scelto per partecipare al Brescia MusicArt- Festival di contaminazione tra la musica e le arti, diretto da Omar Pedrini, scrivendo e mettendo in scena con la compagnia teatale gruppo NTO il monologo Pacifismo, per la regia di Sara Brunori.

Dal 2001 collabora con il compositore Mauro Montalbetti come librettista e paroliere.

Cantautore, a partire dal 2001 scrive, incide e produce autonomamente i seguenti demotape: Radiolina (2001), Meglio gatto (2001), Dice la notte (2002), Inattendibile (2002) Il contrario di tutto (2002), Icaro (2003), Nessun motivo (2003), Le tue gambe lisce tra le pagine (2003), Stanotte sono sveglio (live, 2003), Cuore di pietra (2004), Il falso eroe avanza pretese infondate (2005), Bianco e nero (2006). A questa attività si accompagnano numerose esibizioni live con diversi set (elettrici, acustici, solistici), e recensioni su riviste online specializzate.

Nel 2001 viene allestita per la prima volta la scena teatrale Fra voi due, con testo di Giovanni Peli, musica di Mauro Montalbetti e regia di Agostino Peli, presso la Sala S. Zenone di Brescia.

Dal 2004 collabora come paroliere col musicista Paolo Cattaneo.

Nel 2004 la fiaba musicale Volevo un foglio…, di cui è librettista (musica di A. Giacometti e M. Montalbetti) vince il Primo Premio al Concorso Internazionale Un’opera per un nuovo pubblico indetto dalla Scuola di Musica di Fiesole per il trentennale della fondazione. La prima esecuzione di Volevo un foglio… si è tenuta nell’ottobre 2004 al Teatro Goldoni di Firenze, all’interno della Stagione del MaggioMusicaleFiorentino, per la regia di Francesco Micheli.

Nel 2004 risulta tra i vincitori del concorso letterario 20*4*2004 L’amore per la scrittura dà sempre buoni frutti, iniziativa editoriale ARPANet per la scoperta di giovani autori di talento. La sua opera in versi Informazioni fiammanti, scelta dal noto scrittore Aldo Nove, è inclusa nell’antologia Meccano.

Nel 2004 viene eseguito per la prima volta Ionium, brano da camera di Antonio Giacometti per soprano, arpa, viola e flauto, con testo di Giovanni Peli, presso il ridotto del Teatro Comunale di Modena.

Nel 2004 organizza con il cantautore Paolo Cattaneo Voci Controvento: appuntamento dedicato alla Nuova Canzone d’Autore, patrocinato dal Comune e dalla Provincia di Brescia. Nel 2007 Voci Controvento diventa Associazione Culturale e assume proporzioni nazionali, allargando il suo campo di indagine nella promozione della nuova canzone d’autore italiana.

Come cantautore, nel 2005 risulta tra i semifinalisti della XVI edizione del Premio Nazionale di Recanati Musicultura – Nuove tendenze della canzone Popolare e d’Autore. 

Nel 2005 il suo dramma musicale In ricordo di Pier Paolo Pasolini (musica di A. Giacometti, M. Montalbetti e del Trio Giuliani) esordisce nella stagione di prosa del Teatro Curci di Barletta.

Nel 2005 va in scena per la prima volta presso il Teatro Pavoni di Brescia Letizia, concerto con lettura (musica di Antonio Giacometti, testo di Giovanni Peli) per giovanissimi interpreti dedicato alla figura di H. C. Andersen nel bicentenario della nascita.

Nel 2005 l’editore francese Delatour pubblica Cinque visioni, brani per coro di Antonio Giacometti, con testi di Giovanni Peli.

Nel 2006 l’opera da camera Lies and sorrow di Mauro Montalbetti, con libretto di Giovanni Peli, vince il Primo Premio al Concorso Internazionale 4th Johann-Joseph-Fux-Competition For Opera Composition 2006 organizzato dal Music Theather Institut di Graz.

Nel 2006 viene eseguito per la prima volta Sei Visioni per soprano, flauto e violoncello, di Antonio Giacometti, su testi di Giovanni Peli, presso il Teatro Comunale di Vobarno (BS).

Nel 2007 si è tenuta presso la Casa Museo di Cerveno (BS) la prima rappresentazione, a cura del gruppo NTO, di Brèsa desquarciàda, testo dialettale di Giovanni Peli, per la regia di Agostino Peli. Il testo è stato scritto per la rassegna Natale nelle Pievi, coordinata dal regista Pietro Arrigoni e patrocinata dalla Provincia di Brescia. Brèsa desquarciàda è stato pubblicato da La compagnia della stampa-Massetti Rodella Editore nell’antologia di testi della rassegna.

Nel 2007 viene pubblicato per l’etichetta OmarGru di Omar Pedrini L’equilibrio non basta di Paolo Cattaneo, con testi di Giovanni Peli.

Nel 2007 viene eseguito per la prima volta a Botticino (BS), Quattro visioni per basso e pianoforte, di Antonio Giacometti, su testi di Giovanni Peli.

Nel 2007 è stata allestita per la prima volta presso il Punto Einaudi di Brescia la mostra Lentofiore, raccolta di versi di Giovanni Peli basata sulle fotografie di Elisabetta Scalvini.

Nell’ottobre 2007 a Graz viene curato dal regista e scenografo Alexander Irmer il primo allestimento di Lies and Sorrow (M. Montalbetti e G. Peli) nella stagione operistica Sterische Erbst. 

Nel 2007 viene selezionato dal cantautore Ruben e dal traduttore Fabio Poltronieri per partecipare alla seconda compilation tributo a Leonard Cohen.

Nel maggio 2008 Edizioni di Latta, editore milano-newyorkese, pubblica nella collana di poesia Menti assetate il poemetto di Giovanni Peli dal titolo Il Principe, il Bibliotecario e la dittatura della fantasia, presentandolo alla XXI edizione della Fiera Internazionale del Libro di Torino. 

Nel gennaio 2009 la sua canzone Hai fatto bene viene inserita nella compilation Produzione Complessi Bresciani, a cura di Paolo Bruno.

Nell’aprile 2009 esce per Eclectic Circus l’album di Paolo Cattaneo Adorami e perdonami, Giovanni Peli vi collabora come co-autore.

Nel maggio 2009 l’etichetta indipendente Terre sommerse pubblica In memoria di Pier Paolo Pasolini.