Giorno: 19 agosto 2010

Appunti per un discorso su “Filastrocche in cielo e in terra” – di Giovanni Peli (post di Natàlia Castaldi)

Filastrocche in cielo e in terra di Gianni Rodari è un classico della letteratura, a mio avviso non è necessario nemmeno specificare con “dell’infanzia”, proprio perché facciamo nostra la definizione di classico di Calvino, che disse che “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. Per questo invito tutti a leggere questo libro, senza distinzioni di età, e credo che anche adulti e adolescenti possano emozionarsi lasciandosi trasportare da questa lettura.
Innanzitutto una piccola riflessione sul titolo, di una efficacia disarmante. Notiamo che ricalca il detto popolare “non sta né in cielo né in terra”, che indica qualcosa di inconcepibile (lo usano anche i genitori con le proposte dei bambini), e ricalca anche la preghiera del Padre Nostro (imparata dai bambini a catechismo): il titolo può quindi risultare famigliare a chiunque. E’ ovviamente però ironico, da un lato perché indica qualcosa che c’è in cielo e pure in terra, e dall’altro perché ad essere in cielo e in terra non c’è la volontà del Signore, ma le filastrocche. E, come vedremo, filastrocca quasi equivale a dire “bambino”, quindi in cielo e in terra ci sono i bambini, metafora che dà in definitiva ai bambini e al loro linguaggio immensa dignità, quasi biblica, e importanza. Ma non solo, il titolo in realtà ci introduce anche al contenuto del libro visto che le filastrocche parlano del cielo (con gli astri, stelle, astronavi ecc. ecc.), ma anche della terra (con i lavoratori, le città, la povertà, l’ingiustizia ecc. ecc.), e non si stancano di comunicare che in entrambi gli elementi, cielo e terra, c’è posto per la speranza. (altro…)

Ingeborg Bachmann, Spiegami, Amore

Spiegami, Amore

Lieve il tuo cappello si leva, saluta, fluttua nel vento,
il tuo capo scoperto ha incantato le nuvole,
il tuo cuore ha da fare altrove,
la tua bocca s’annette  nuovi idiomi,
l’erba tremolina si propaga nei campi,
Di aster, soffiando, l’estate attizza e spegne il fuoco,
e tu sollevi il volto accecato dai fiocchi,
ridi e piangi e a causa tua soccombi,
cos’altro mai può accaderti –

Spiegami, Amore!

Il pavone, in solenne stupore, fa la ruota,
la colomba rialza il suo bavero di penne,
satura del tubare, si distende l’aria,
grida il maschio dell’anatra, di miele selvatico s’impregna tutto il paese, anche nel parco ben disposto ogni aiuola ha cinto
una polvere d’oro.

Rosso si fa il pesce, supera il banco
e si tuffa tra grotte nel letto di coralli.
Su musica di sabbia argentea timido danza lo scorpione,
da lungi il coleottero fiuta la maestosa;
avessi questo suo senso, sentirei anch’io
sotto la sua corazza il bagliore di ali
e m’incamminerei verso il lontano cespuglio di fragole!
Spiegami, Amore!

L’acqua sa parlare,
l’onda prende l’onda per mano,
nella vigna s’ingrossa l’uva, si spacca e cade.
E quanto priva di malizia la chiocciola lascia la sua casa!

Una pietra sa come ammorbidirne un’altra!

Spiegami, Amore, ciò che non so spiegare:
dovrei passare questo breve orribile tempo
soltanto con pensieri e, caso isolato,
non conoscere amore né far nulla che amore sia?
Si è costretti a pensare? Non si avverte la mancanza di chi pensa?

Tu dici: un altro spirito conta su di lui.
Non spiegarmi nulla. Vedo la salamandra
attraversare ogni fuoco.
Non un fremito la scuote e nulla le dà dolore.

Ingeborg Bachmann

(Traduzione di Anna Maria Curci)

Erklär mir, Liebe

Dein Hut lüftet sich leis, grüßt, schwebt im Wind,
dein unbedeckter Kopf hat’s Wolken angetan,
dein Herz hat anderswo zu tun,
dein Mund verleibt sich neue Sprachen ein,
das Zittergras im Land nimmt überhand,
Sternblumen bläst der Sommer an und aus,
von Flocken blind erhebst du dein Gesicht,
du lachst und weinst und gehst an dir zugrund,
was soll dir noch geschehen –

Erklär mir, Liebe!

Der Pfau, in feierlichem Staunen, schlägt sein Rad,
die Taube schlägt den Federkragen hoch,
vom Gurren überfüllt, dehnt sich die Luft,
der Entrich schreit, vom wilden Honig nimmt
das ganze Land, auch im gesetzten Park
hat jedes Beet ein goldner Staub umsäumt.

Der Fisch errötet, überholt den Schwarm
und stürzt durch Grotten ins Korallenbett.
Zur Silbersandmusik tanzt scheu der Skorpion.
Der Käfer riecht die Herrlichste von weit;
hätt ich nur seinen Sinn, ich fühlte auch,
daß Flügel unter ihrem Panzer schimmern,
und nähm den Weg zum fernen Erdbeerstrauch!

Erklär mir, Liebe!

Wasser weiß zu reden,
die Welle nimmt die Welle an der Hand,
im Weinberg schwillt die Traube, springt und fällt.
So arglos tritt die Schnecke aus dem Haus!

Ein Stein weiß einen andern zu erweichen!

Erklär mir, Liebe, was ich nicht erklären kann:
sollt ich die kurze schauerliche Zeit
nur mit Gedanken Umgang haben und allein
nichts Liebes kennen und nichts Liebes tun?
Muß einer denken? Wird er nicht vermißt?

Du sagst: es zählt ein andrer Geist auf ihn …
Erklär mir nichts. Ich seh den Salamander
durch jedes Feuer gehen.
Kein Schauer jagt ihn, und es schmerzt ihn nichts.

Ingeborg Bachmann

Qui per ascoltare il testo originale letto da Ingeborg Bachmann

Giovanni Catalano – Le donne in Cile

Le donne in Cile

In questo periodo
le ciliegie e le pesche
vengono dal Cile.

I denti fortunatamente
dritti, duri, uguali.
Così prendo un’altra pesca
e bacio la spalla
della tua assenza.

Eppure l’Europa
è un grande
esportatore di pesche:
le esportazioni infatti
sopravanzano le importazioni.

Ma qui le donne non sono
come le donne in Cile
poco sotto le macerie
e viste le parole pronunciate
non sono nemmeno
come le donne invisibili
dei paesi arabi,
le donne in Bangladesh
dove ogni due ore

una donna muore
o in alcune zone del Nepal
col tappeto sulle spalle
che è un profumo
di uomini mai avuti

o che se entrano di fianco
senza bussare, piedi di geisha
poi escono sempre
dal letto e a piedi nudi
ritornano dal bagno

le donne
sfigurate dall’acido
vivono meno degli uomini
le donne depresse
che non parlano d’altro,
le donne grasse coi piedi freddi
e che non dormono la notte

sono donne
tutte per gli uomini
le mogli dei soldati
con le scarpe di legno
se per giorni, settimane
di mare o di deserto
per raggiungere la Libia

certe persone
sono fatte per restare sole
ma si sentono come i gemelli
si dice sentano l’uno
il dolore dell’altro.
Poi diventano insensibili
come una mano aliena
o un arto fantasma,
c’è uno schema.

La mente umana
si organizza per schemi,
ricostruisce per simmetria,
ragiona come nelle frasi
impossibili di Chomsky.

Perché non può far altro.

E sono brave persone
solo che parlano dei morti
come fossero vivi.

Giovanni Catalano, inedito (2010)