Giorno: 17 agosto 2010

Novità editoriali: Urgimi addosso – di Roberto Uberti, Casa Ed. L’arcolaio – Pref. a cura di Silvia Comoglio (post di Natàlia Castaldi)

 

Urgimi addosso – Roberto Uberti

Di seta

 

Passare

palmo a palmo il tuo corpo

nell’ombra sottile

di un pomeriggio nato a metà

e per metà concepito,

mentre fuori è un inverno feroce

e io accedo ai tuoi placidi occhi

interrati nelle parole che mi stavi dicendo

un attimo prima di vestirti di luce.

***

.

DALLA PREFAZIONE DI SILVIA COMOGLIO

“L’orizzonte della scrittura e dell’esperienza del linguaggio è un orizzonte estremamente mobile, lontano e prossimo, in una fuga e rincorsa incessante e inarrestabile. È una ricerca condotta in Urgimi addosso a partire da una domanda che affiora alle labbra dopo un lungo percorso interiore in modo, sembrerebbe, sorpreso e involontario, come se ci si trovasse di fronte ad una epifania: “Cos’è lo scrivere?”. Lo scrivere, si risponde, “è l’arredare stanze di un edificio che ancora / non esiste”, di un edificio che Roberto Uberti costruisce tentando di vanificare il vuoto, opponendo al vuoto superfici di molteplice portata e dimensione per compensare il limite del dire e del dirsi.”

(…) (altro…)

Non ho nemmeno una lettera

Quando correvo incontro a un sacchetto di gelati
che portavi nell’ora del tramonto o sotto il sole d’estate
e tu guardavi di sbieco le cose e ti soffermavi
sulla mia mano tesa come quella di uno zingaretto
sembravo la freccia che mira al cuore
le ginocchia macchiate di terra
le fiamme
incurvate dentro gli occhi
il braccio che implorava la benedizione
di quell’oro da succhiare a morsi
abitavamo allora
in un’immondizia di palazzi edificati
come macerie
Roma distava un pezzo di campagna, un’ansa di fiume
una corsa d’autobus su una valle di sterpaie
quei palazzi di borgata preservavano
la schiena della mia infanzia
come una chioccia grassa o il petto di una balia
ti ho visto ieri arrivare senza provviste
malato della tua follia della tua furia
correvo da te come un orfano in cerca
del mike blond della eldorado
non ho nemmeno una lettera
in cui ho riposto i miei riccioli, le scarpe
bagnate di pioggia
l’odio
quel vento che non era nostro
quel tempo che non era
nostro

Andrea Pomella