Giorno: 16 agosto 2010

Il «c’è» del libro interminabile – Uno sguardo su “Il Semacosmo” di Marzia Alunni

 

Enzo Campi

 

Il «c’è» del libro interminabile

(uno sguardo su “Il Semacosmo” di Marzia Alunni)

 

 

 

Atomi del nulla le parole,

sillabe

arse di pioggia d’essere

contro la barriera velata.

S’infrange il destino

al tempo della conoscenza,

dell’odio.

Pure la luce è velo antico

e l’ombra

del nulla si consola

 

Scrivere rivolgendosi direttamente alla scrittura non è cosa da tutti. Marzia Alunni, da esordiente, nel 2002, salta le tappe intermedie e tenta un corpo a corpo con la scrittura. Ma, se il titolo dell’opera fonde sema e cosmo, bisogna aspettarsi un ulteriore passo in avanti. Scrittura delle cose prime e precipue, di ciò che ci ha generato, scrittura del cosmo e cosmogonia della scrittura: (altro…)

“Prima vita” di S. Crozzoletti nella nota di lettura di S. Sblando (post di Natàlia Castaldi)

Prima vita – S. Crozzoletti

La poesia è come un gioiello dalle mille sfaccettature; in uno di questi intagli ho incontrato Stefania Crozzoletti e la sua poetica.

E’ stato una confluenza arricchente quella che mi ha portato a leggere la sua prima raccolta: “Prima vita”, Fara Editore.
Chi volesse approcciarsi alla lettura o chi finora ha pensato come me che il poeta fosse, per parafrasare Pessoa, un fingitore, un qualunque fingitore del proprio dolore, delle proprie ansie, delle insicurezze, delle agitazioni sentimentali, con i versi di Stefania questa “regola” trova un meraviglioso controcanto.
Perché nell’essere se stessi, nel divenire parola e mostrarsi universale, risiede l’unicità poetica di quest’autrice.
E come Emily Dickinson, Stefania Crozzoletti preferisce rimanere chiusa nella propria casa dove però le pareti sono quelle del mondo, perché: “ci sarà un’altra vita/ per sopportare tutto questo dolore/ ci sarà un’altra vita/ per portare a termine il mio destino” (Reincarnazione).

Si percepisce nella scrittura di Stefania, una profonda ricercatezza della semplice verità; una ricerca mai costruita, mai fino in fondo volutamente afferrata forse perché: “Devo smettere di volere/ le vite belle degli altri” (Sylvia).
Ed è anche in questo richiamarsi a poetesse come la Plath che forse possiamo trovare alcuni cardini fondanti, lasciando però ad un pizzico di irripetibilità, la propria tenue arrendevolezza: “Spalanco le braccia gioiosa/ a quello che è/ lo accetto/ Ovviamente non sono all’altezza”. (altro…)

Lungo la strada

 

@MG Galatà

lungo la strada

distorta

a tratti obliqua distrutta

poi chiodi di ruggine

chiudono

cose case casse

nel fluire svilito

subito subito

prima del dopo

dopotutto

prima che sia goccia

che ghiaccia

sull’osso sunto

all’untore

e notte di tutte le notti

né respiro

SI TACCIA

Maria Grazia Galatà      8.2010

G. Barreca – L’inganno della camera oscura (poesia)

L’inganno della camera oscura

Il sorriso degli astanti era un artificio

mentre l’obiettivo frugava le anime:

tutti splendevano di una luce incanutita.

Lui invece guardava per terra, inseguendo formiche

e i pensieri mesti di adolescente senza infanzia.

Il fotografo s’appello al “ciis”, alla concordia:

ma la zia fece le corna al marito, con le mani,

e il cugino pizzicò le forme morbide

della mamma della sua fidanzata.

Il nonno statuario sorrideva senza felicità,

mentre la nonna tendeva i muscoli per non scomparire,

per non essere la solita comprimaria.

Lui no: grigio nella giornata colorata,

indossava una cravatta scura e un po’ d’angoscia.

Alla fine il fotografo scattò: l’istante era stato infilzato

e reso immortale nell’afa del pomeriggio agostano.

Malinconia, rancori e senso di frustrazione scomparvero

nell’azzurro mormorare dell’estate del sud

che cancellava ogni velleità d’amore

da quei volti sudati e non più truccati.

Il cielo sembrava di gesso

e dei parenti indaffarati a mostrarsi immobili

rimaneva sulla lastra una striscia chimica.

Nella camera oscura le liti, la tristezza,

l’angoscia, i pizzicotti e la cravatta nera si confusero:

un guazzabuglio di vanità cadde sulla fotografia,

falsificando il ricordo, soffocandolo nella culla.

Primavera 2010

*     *       *         *        *

Rammentando una vecchia foto, grigia; una foto che non ho più, ma che ricordo bene e che fu scattata in un’estate del sud di tanti anni fa. In bianco e nero, ovviamente…