Giorno: 15 agosto 2010

Racconti inediti – 58sbarrato – Antonio De Santis

Il viso tondo cercava qualcosa da guardare fuori dal finestrino,tra le ombre della sera rotte da neon di periferia. Composta, le mani strette sulla borsa e le gambe unite,attenta a non muoversi oltre lo spazio a lei concesso,come a difendersi dalla socializzazione coatta e demagogica inflitta da sedili così assurdamente vicini. Odori estranei,aliti ingombranti,vestiti che puzzano di cucina,gli idiomi più disparati. Maledetti pullman.

Capisco di cosa vive quando sale una sua collega e si sistema davanti a lei cominciando a parlare del niente. Guardo meglio la mia vicina. Sono spudorato come sempre. Mezza età, lineamenti gentili e viso mantenuto con trucchi comprati in un centro commerciale. Sovrappeso. Un colorante per capelli in offerta, (…”non è proprio la mia marca ma non importa..”). Modi gentili, di più. L’abitudine alla sottomissione sistematica. Avere a che fare col pubblico sempre, significa diventare un po’ impersonali, universali. (altro…)

Cari intellettuali… – una lettera aperta

Dunque, dopo mesi di dibattito non siete ancora giunti ad una conclusione. Questo accade quando il problema è fittizio oppure è mal posto.

Vi lamentate che la vostra voce resti inascoltata, e questo vi preoccupa e vi offende. Vi preoccupa perché è giusto pensare che una società che non ascolti la voce dei suoi intellettuali è più probabilmente destinata ad un percorso infelice; vi offende perché vi fa sentire inutili, invalorati, come un giocatore perennemente in panchina o un operaio annoiato che fissa il suo mostro meccanico in silenzio.

Lamentate la mancanza di spazi che, però, io vedo ancora numerosi: basti considerare quelli che hanno accolto negli ultimi mesi i vostri rumorosi rimbrotti. Lamentate la mancanza di mezzi e qui, forse, potrei darvi ragione, a patto di considerare come mezzi solo quei canali da voi considerate e che sono quelli istituzionali.

Viste le premesse ed essendo io in buona fede, voglio pensare non che il problema sia un modo come un altro di parlare di qualcosa per avere visibilità, come un attore fallito che partecipa ai talk show parlando del proprio fallimento, ma che il problema sia mal posto. (altro…)

Di corpo fuso

sotto cicale

e i loro canti indispettiti

trattengo  la notte sotto velo

pauroso quanto solo

folle di ventre scovato a fatica

nelle pieghe del sogno

un’ape frantumata

un fruscio di gatto

prendo il biglietto per le nuvole,

 sotto un albero che osserva

i miei gesti nascosti

che privi di castità

 mi offrono al cielo.

Mi tentano le oscurità

 riflesse fra le gambe

intorpiditi i sensi nel cercare

quando friniti e lacrime

hanno medesima sostanza di pioggia,

senza che nulla cambi

sotto il cappello stramato

come un orlo a giorno

tutto da rifare.

Disastro nell’ombra

di astro il corpo che risplende,

senza più domande.