Giorno: 13 agosto 2010

Lama

 

@Maria Grazia Galatà

lama

con nodi doppiati

d’amaro

s’incunea iniqua todiante

in opposto limite

subitanea mentis

se pure il dito incide

violando

su crampi pungenti

                    [senti la voce china

                      chiassosa col pianto sul sasso]

                    pur sapendo oltre limite

                    ambiguo

                    lama lama e saccarosio

                    saccarosio su lama

                    limitando il sanguinamento

                    sia dolce l’amaro

                    non torno

                    punto

Maria Grazia Galatà                                                             8.2010

luna diciassettesima terza

luna diciassettesima terza

incorporando speri  –  menti mond’o
immond’e quas’all’uno d’entintern’e
all’altro sì congiunto dentr’estern’e
riparappar’e par’e spar’in tondo?

o sterneterno  –  l’url’o muto? munch
munchausen: desiderj pers’o presi,
per il codino tiran tesintesi  –
la sintesi! scolpend’a’dom’in crunch

oblichi, bilichi le rett’o ‘ncurvi
incognite: la derivata  –  l’una,
ell’altr’insiem’alle’o’l son di, fun’a

funzione data, paraiperbolica:
l’insfingi indefinendo funambolica
silensilenzj  –  osi dir ricurvi

Longitudine

mare d’ignota percorrenza
un gradino in cambusa
al terminare scale
o capitano
ascoltavi deliri e riposavi all’ombra
di te stesso. Io raccoglievo in fogli
e paratie
la mia vita sommersa

sognavo di remare alla catena
e nell’affanno della latitudine
mio capitano
cartesiane e trigoni
non consentono attracco.

Appoggiami l’orecchio sulla vita
trentatre sessantaquattro mille
mi dispiace dottore – non ho abbastanza fiato –
dico zero.
Ti concedo il mugugno
marinaio
e un remo corto per il tuo rientro
stringiti il ceppo alle caviglie
quattro misure d’aria.

Intaglio dell’olivo più ritorto
polena immersa seni e fianchi all’onda
cellule staminali e dio risorto in
affondare lento.
Perchè prestavi ascolto
e tendevi le mani ai miei riflessi
avevi sete e ti porsi la bocca di ruscello
o capitano
volevi anche di terra e di colline
cicale imbavagliate alle radici
albero ancora infisso
e non sirena dalle gote rosa
a tagliare riverberi nell’acqua.

Un astrolabio almeno
una cima di scorta o un suono acceso
battito d’una sola mano
è il porto