La liturgia degli occhi

La liturgia si sversa sugli occhi appena sotto il respiro, ma tu ed io sappiamo che il destino ha reso la vita rovinosa e malata,tutto ha un disegno e il nostro traccia due linee parallele ingovernabili e che non troveranno ma l’incrocio, non qui, non ora, non nel grembo di madre notte che trema di paura. Che ad occhi aperti, le lacrime non servono, nulla crea chiarezza che alla fine, di tregue ne ho piene le tasche, mentre mancano le parole segnate sui fianchi, i ritardi sulle gambe, la viscida inappetenza, perchè di sbranarsi si è bravi tutti è rimanere nel sangue che è un mestiere per pochi eletti. Nel credo d’ogni giorno, mi sussurro che non devo incaricare al prossimo la mia urgenza di vita, ma solo a me e devo discuterne in una riunione di condominio con festino annesso, perchè i festeggiamenti son sempre di rigore dopo, a chiarimenti avvenuti, quando poi tireremo fuori l’amore il fuggi fuggi sarà il peggiore del secolo, regalandomi dopo, le cose peggiori in pacchetti dalle carte aggraziate di rose ammuffite. Io solo mi so bastare, io solo mi so soffocare, io solo so venirmi a capo quando sto bene. Ed è nelle rarità che mi disperdo ed è tutto dannatamente bello, ha un sapore oscuro, quanto basta alla pancia per piegarsi d’amore assorto ed io so di te che m’avviluppi l’incertezza e me la coccoli con la lingua.
Da ora in avanti saremo l’arma, linfa che gocciola perversa sulle nostre ciglia in preghiera

3 commenti su “La liturgia degli occhi

  1. Mi piace. ci sono tre punti in cui tocca dei vertici alti, anzi “profondi”, che tendono le corde emotive all’estremo. Secondo me un lavoro “non finito”, quindi, da non abbandonare, ma da continuare e coltivare.
    nc

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  2. forse è vero…nasceva come un work in progress, ma l’aria intorno a me è strana…quasi macchiata e soffocante

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