Giorno: 28 giugno 2010

words | II quartetto, secondo movimento. Daniele Gennaro (inedito, 2010)

Oggi il cielo è solo latte breve interludio pallido
Cirri vele sollevate da fumo freddo alzano cose
Diventano occhi piangono occhiali cerchiati d’oro
Mimina moralia il gioco perduto fra intervalli
Di cinemascope l’onda s’infrange lontana elude
Questo lembo secco di terra verticale alla fronda
Ombre ancora suggellano l’amato felice incontro
Pazienza amara porta foglie sassi sterpi incastri
Merita attenzione tutto ciò che sospetta l’idea
Di un beccare insistente silloge nuova rimata idea.
Chiameremo i medici allora non aspettiamo tempo
Non chiediamo tempo al tempo every time i say
Goodbye i die a little: muoio per te ogni volta che
Lasci la porta aperta sulle mie spalle grigie.

All’uscita di scena del primo masticare dubbioso
Incontro delusioni e verità allo stesso tempo
Pezzi unici delivery asportano cingalesi dall’
Oceano indiano a strade marroni di nebbia urbana
Come denunciano brevi intervalli di pioggia
Su Parigi e poco rimane di una Francia flessibile
Quasi Italia svestita di una Versailles di poesia
Pura gioia allora l’incontro durante la lettura
All’aperto i parchi si riempiono di luce smeraldo
Le parole raggiungono il promontorio condensano
Nuvole verdi (aquile attorno lasciano il segno
Del loro volo allineato preciso radente) disegnano
Specchi sonori rifrangono rime rotaie di verbi
Vallesi accenti e bretoni in cambio di un’altra
Parola che suoni come sfinge enigmatica pura
Colorano l’aria attorno a vivaci farfalle falene
Sciamano ubriache di notte attorno ai lampioni
Sotterrano frasi scavano escono superano modi
Affermano fame funi di seta lacerano condotti
Rodono esplosioni burroni baratri filo di lama
Del sentimento dell’estrazione carnale si fanno
Ardite e incidono chirurgiche exeresi vomitano
Gli scarti lavano via ogni purezza di sguardo
Cesellano forse tristi omelie denotano odori
Vomito urina fango feci attaccate alle suole
Sono crotali uccidono avvelenando il rispetto
La piena bellezza del suono parole perdono
Destrieri di latta dalle culture scomparse ai loro
Occhi riaperti per un po’ su un mosaico di stelle
Nuvole nuvole ragni vestiti a festa sono allora
I pensieri come grano maturo sorseggiano bourbon
Strimpellano blues solidi arpeggi con unghie
Di ferro simmetrie riportate in rima nella fine
E’ il loro inizio.

E ADESSO COME SI BATTE…l’asta?Triangolazioni ai vertici

VENDERANNO LE DOLOMITI?

Siccome non si può più spremere chi è alla crosta, e siccome non si può fare meglio in poco tempo si ri-forma la proprietà e si specula, rispecchiando gli stessi criteri di chi ci ha tenuto per secoli sotto-messi. Se questa non è pro(i)stituzione cos’è? (altro…)