Giorno: 20 giugno 2010

Roberto Ranieri – poesie

.

.

.

Roberto Ranieri – poesie – una lettura interessante

******************************************

.

Avrei mille domande

da farti, mille querule

voci da contrapporre al tuo concerto

di mare sempre a tono, sempre aperto,

avrei mille ragioni

per camminare svelto sulle acque

da riva a riva, e tingere il miracolo

di un’eccezione della prospettiva;

l’acqua che si fa terra, e nel decidere

se recitare naufrago o viandante

la parte convenuta, sopravvivere.

********************************

Ho speso per intero la tua rendita

d’eterna posizione sulla retina

nel blu per farmi bello col Nostromo

onnipotente ed imitare il suono

.

della partenza, il soffio millenario

che regola l’inizio della rotta

rinviando solo un poco l’inventario

delle spese per chiudere la bocca

.

ad infiniti con zero periodico

Circi sempre fameliche di cuori

recitativi d’albe a prezzo modico

per trappole di neuroricettori

.

ed è servito a poco; sono in viaggio

dall’alba dei tuoi tempi, mi è rimasto

un kit per monodosi di coraggio

.

e qualche buono pasto.

(altro…)

Anche Carver ha scritto poesie | Daniele Gennaro, LietoColle 2009

La capacità che questi versi hanno di evocare l’in truglio misterioso di amore sensuale e punti di vista opposti, con artifici quasi metafisici adatti alle solite domande assillanti, questa capacità ci viene offerta come un dono, come in certi limoni rivieraschi nella cui spessa scorza sta la dolcezza, e la polpa sembra un contorno, o un sup porto adatto al nutrimento ininterrotto. L’amore dunque, e la carne, di cui si sfiorano i teneri sapori, senza contare la gioia dimensionale della fami glia, dimensionale perché queste poesie narrano di eventi, di concretezze certe, in un mondo che ha iniziato a vantarsi della propria incertezza. Non si ha paura d’essere provinciali, d’altronde bisogna anche essere capaci di costruire la propria mitografia, e non solo per conquistare un popolo di aficionados, ma se mai per poter affermare un giorno ai propri figli: “guarda qui, non sono nato a Denver, Colorado, ma tuo padre ha saputo cantare il tuo calcio al pallone o il tuo disegno colorato, e sai cosa ti dico, a qualcuno è piaciuto”. […] Dovremmo essere cosmonauti, per inten derci sulle parole, e d’altronde anche questo è un sogno naufragato. Ma la poesia resta pur sempre la miglior parabola possibile, con la sua azzurra “terrestritàe l’energia di cui è capace rende consistente il volo più ardito: in definitiva è proprio dall’alto che si riescono a vedere i segni determinanti del nostro mondo, le cicatrici più profonde, le vastità stupefacenti della superficie. Un poeta vitale come Daniele Gennaro ha questo di bello, ha i passi traballanti eppure sicuri del proprio cammino, senza alcun timore di sperimentare, prima virtù e segno di buon carattere per chi voglia ancora aver a che fare con la poesia, oggi.

dalla nota introduttiva Storie o non storie, questa è poesia di Elio Grasso

dalla sezione
Non sono, solo storie

Scherzetto in fa maggiore

Zoppico felice nel mio cappotto marrone
raggiungo canticchiando la piazza dove
vedo passare, parando aquiloni,
ricche signore in pelliccia e pavoni
leccati a moritura memoria.
Sollevo il naso, annuso la pioggia,
saluto il soldato che annuisce:
cappello di nuvole il cielo alabastro.
Mi vedo allora in piedi sul tetto
chi passa da sotto mi informa del mondo.
Sorrido e apro, levantino, le braccia
parrebbero ali, azzurre e tremanti.
Parrebbero, non sono, solo storie (stelle)
filanti formaggio da che spingo la fame.
Traveggolo e affabulo al primo che passa,
bruco insalate e cadute di stile.
Sorride Lazzaro da dietro il portone:
era un sosia il cadavere,
un sosia burlone.

Assenzio

Ribolle il tuo ridere bello di sole
mi sbellico anch’io e arieggio la stanza
dal pensiero del lupo cattivo che viene
miscelo ingredienti che profumano d’acqua
assenzio, cardamone, anice giallo
di turca azzurra speranza dipingo
sensazionale intensità dolcezza e tremore
mi aliti addosso la tua neve di maggio
evapora spenta in una clessidra di indaco smalto
scrivo, declino e mi sbaglio
sintatticamente ti amo poesia di natura
sei un dono, e applaudo all’aurora
che volteggia nel pallido mantello di ghiaia
che schiarisce, da grigio stellato al rosa brunoamaranto
magnifico appare al mio sguardo lucente
un mercoledì qualunque di un giorno cosacco
scorre la vita dall’occhio sinistro al mio naso
uno starnuto a chiudere il quadro
un bacio, sillabo arcuato
al piccolo secondo rubato.

(altro…)

è tempo di libri

Enzo Campi

IPOTESI CORPO

 

Edizioni Smasher – Messina

 

Per acquistare il libro

qui

 

http://www.edizionismasher.it/campi/enzocampi.html

 

 

Il corpo è qui tema dell’indagine e palcoscenico in cui l’io mette in opera un monologo questionante che – poematicamente e teatralmente – si incarna nel corpo del testo e della parola cercando di risolvere (dissolvere?) l’unicità di senso di un doppio movimento che oscilla incessantemente tra il dispendio (come ragione di vita) e il ricominciamento (come unica possibilità di proiezione verso l’a venire). Ciò avviene attraverso la scissione drammatizzata tra forze centripete (pulsione, desiderio, istinto-carne) e forze centrifughe (ragione, indagine e ricerca-alterità).

(dalla prefazione di Natàlia Castaldi)

 

 

 

AAVV

 

POETARUM SILVA

 

Edizioni Samiszdat – Parma

 

Antologia di prosa e poesia a cura di Enzo Campi

Testi di

Alessandro Assiri,  Cristina Bove, Enzo Campi, Giovanni Campi, Natàlia Castaldi, Giovanni Catalano, Stefania Crozzoletti, Glo’ D’alessandro, Luigi Di Costanzo, Gabriella Garofalo, Federica Gramiccia,  Vincenzo Mancuso, Luciano Mazziotta, Silvia Molesini, Arturo Moll, Gianni Montieri,Andrea Pomella, Anna Maria Salvini, Antonella Taravella, Antonella Troisi.

Per acquistare il libro

qui

http://www.pchelp.it/Lara/Negozio/index.html

Silvia Rosa

 

DI SOLE VOCI

 

Edizioni LietoColle – Como

 

Per acquistare il libro

qui

http://www.lietocolle.info/it/rosa_silvia_di_sole_voci.html 

 

Così i versi di Silvia Rosa sono una cronaca del giorno a venire, della conta dei passi che servono per uscire dal fondo di sé per farsi Sola Voce. Il verso chiama una profonda cura del dettaglio e dello stile così come una parola piena, contundente e circolare che si fa carne nuda: il mio Corpo cede peso all’Anima/ e cambia di significato e di sostanza/ nello spazio del discorso/ si appunta come un segno nero/ a margine. Ecco che la nudità diventa la possibilità di decifrare con la pelle la scrittura e il segno del mondo: resta come un coagulo che si distingue dall’anima e accede al Senso. 

(dalla prefazione di Alessandra Pigliaru)