appartenenza

immagine di Antonia Dettori

 

Afose   le   giornate,  si presentano opache come d’ambra in penombra.   

Spoglia dell’abito pesante giro in fondo – o proprio affondo? – in un lento   

torpore di cotonina leggera, marcata dal sole che ora staziona storto sui   

fianchi di una lucertola. La coda del mio occhio non   

sarà mai variopinta come   

il sonno  che si leva  dalle scaglie minuscole. Ho lo sguardo coperto da   

panno scuro, la bocca asciutta e i piedi che battono, come su legno   

di portone antico. 

 Un lato di ferro e metallo, l’altro di petalo e fibra.   

Nel mezzo, giusto una fessura.

8 commenti su “appartenenza

  1. e prendo per me il cuore:

    “marcata dal sole che ora staziona storto sui

    fianchi di una lucertola. la coda del mio occhio non

    sarà mai variopinta come

    il sonno che si leva dalle scaglie”

    Credo tu sia qui dentro, precisamente al centro, come nel petto il battito del cuore.Ciao Api.f

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  2. nel lento torpore accade di cogliere/cogliersi

    un testo ben articolato, giocato tra luce e ombra, racconto e sguardo asciutto, memore, radicato

    ciao Api

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  3. comincio a pensare che lo scrivere ‘prosaicamente’ mi sia congeniale. del resto, poeta non sono!
    un pò bipolare, questo si, ma non certo in senso politic/aleggiante;)
    le radici rimangono, lasciando spazi, per quanto piccoli, fessure, appunto, a…

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    • io le chiamo met(à)poesie le mie, mi ci trovo comoda ed a mio agio, senza gli allori dei p(o)eti e con tutte le parole imperfette del mio dire

      quella che qui leggo defiiscila tu come più ti è congeniale, quello che posso dire è che per me è arte, c’è arte e poesia e prosa… dunque fai tu.
      ;)

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  4. non mi ‘svaluto’, gino, affatto!
    la prosa è una meraviglia!ovvio che dipende da chi la scrive e non è detto che sia moi…o dicevi a nat?!?

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