Giorno: 18 giugno 2010

Di ieri e di oggi, che poi è lo stesso – Appunti improvvisati – poesie e prose di Pier Maria Galli (post di natàlia castaldi)

Le rose precipitate – foto di Pier Maria Galli

 

[appunto improvvisato ora, perché non si ascolta se lo leggi]

da quale vento, e prima che l’aria possedesse un qualsiasi
movimento o squarcio tenue dove entrarvi, potremmo essere piegati
o anche soltanto scivolati nell’attimo successivo, quell’attimo
che è sempre più recente di noi che stiamo sempre quei pochi passi indietro
rispetto al punto più sensibile dell’assoluto da dove giungono sempre quei venti
che non hanno mai avuto inizio né cielo e quell’ora stabilita che meriteremmo
che è poi quell’aria che è un tempo che respiriamo, che è adesso

(ora, da mattina)

*

[gesto n. 8 (forse nel 2005, forse ora, forse mai)]


prima i tuoi seni smontati sul comodino.
poi le singole parti di una caffettiera
questa mattina alle 6.45.
come una trama a parte,
occorrerebbe ricostruire pezzo per pezzo
in cima ai tuoi capelli il viso e
la distanza esatta tra il mio letto e la cucina,
e l’occorrente per fare
la tua molteplice bocca.

(quasi spiegarsi a gesti
per farsi capire
dalla parola amore)
*
(un film sulle acque emerse)

c’è un’ora che è mattina
dove il film esita e
ogni grammo della pellicola
finisce lì.
ci sono due attori che si amano.
è in una certa ora della mattina
che precipitano lì
dove le mani e le labbra
hanno peso.
il paesaggio di canneti dà su una finestra
che è il pretesto degli amanti.
lui e lei dialogano di parole che cadono
verso la parte più bassa della pagina,
anch’esse. come loro che parlano.
come la finestra che li contiene.
scrivono i loro corpi
interamente e inseparabilmente. lì.
in quel punto della mattina
dove nessuno osserva gli amanti.
e l’acqua non ha più parole.
lasciando i due attori che si amano e
come per davvero
in una statura di cose non dette
che è estremamente più alta di loro.
dunque
una linea ascensionale di pioggia
li spinge a metà di quel film
che si epiloga così come procedesse dopo
sulla luce bagnata di un lago
dove in un’ora che è l’intera mattina
si appoggiano sul fondo senz’aria
delle loro bocche e senza annegare

(giugno 2005)

*

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