Daniele Gennaro – poesie scelte (post di natàlia castaldi)

 

Jerry Uelsmann

La prima legge di Johnson

 

Se un congegno meccanico si rompe, lo farà nel peggior momento possibile,
se un congegno d’amore si rompe lo farà sempre nel peggior momento possibile.
La simmetria dell’ospite con la casa si romperà quando l’alito diverrà pesante:
passanti allora dalla finestra udranno il clamore del silenzio battente.
Sillabando promesse l’ospite si stupirà deluso del sentire voci, tremori essenziali,
antipatiche colorazioni d’invidia, l’ esclusività del piacere non è amicizia è sbaglio,
convivialità trattenuta in gesti guasti d’odore (in questo il padrone di casa è maestro).
Parliamo del tuo essere obliquamente perfetta, assorta in pensieri, presente alla vita
comunque ,presente alla vita della vita che scorre impalpabile d’ombre.
Ecco, principalmente il congegno si rompe quando il flusso d’ordine delle parole
incespica in calcoli sfumati, sferruzzati margini imperfetti di dialoghi inutili.
E il congegno della poesia?

Quello non si potrà mai rompere amici: il congegno della poesia è cosa assai semplice,
la velocità del pensiero allinea leopardi, gazzelle, case vuote, paesaggi venusiani,
piramidi azteche, navi rompighiaccio, temerarietà, spirito di corpo, alcolici passi,
sternuti, pioggia su visi innamorati, incurante delle movenze sbagliate, degli ombrelli rotti.
Poesia non è fantasticare inutile, poesia è prendere dalle cose, e di cosa in cosa sfalsare
il punto di vista, spostare lo sguardo dall’imperfezione della malinconia al piacere della
cronologia ritrovata, inappuntabile, fra il letto e lo scrittoio.

*

be-bop

Prendi le mie labbra e attraversale di sogni
Sotto il parlare fitto collinare deragliato
Non le prendere con posizioni d’ancia
Ma appuntite di trumpet con sordina
Per un magico spelling: says never die.
Sotto il parlare fitto sorrisi buffi e soli
Coccinelle viaggianti ridanciane felici
Cestinate le troppe falle del giorno (un chè)
Di frequente riscontro è il dormire-sogno
Con pellegrinaggi celesti alla Mecca sbagliata
Ubriaca del sole Medina d’incastri sonori
Illuminate coriste all’Apollo di Harlem
Risollevano crepuscoli e li portano freschi
Alla notte del jazz.

*

fungaia

non c’è bisogno di barattare
le nuvole con cocci di sole
sotto la coperta del cielo
riposano,  folti,  i pensieri

vado per sottili sentieri
cantando la pioggia che viene
cammino al posto delle mele
rosse dolci mature

ciclisti serpeggiano veloci
i ventigradi ottobrini
slittano svitano sfogliano
di tutti i toni del giallo

vengono dalla Svizzera
svengono silenziosi-affamati
fungaie di piccoli innocui soffi
ventoso richiamo di cani

ascolto il cantare dell’acqua
cincischio ritmando col piede
fanculo(penso)
a tutto quel che non chiedo.

*

k 2

Ritratto tutto quel che ho letto
Vincolandomi troppo
Alla letteratura
Mi accorgo d’esser pece nera
Mischio e sono in scadenza ora
Voce roca inanella aspri contrasti
Di forme auliche e ubriache arse
Cantilene d’autore
Autore attore disamore d’ariete
Sfondo porte aperte terrificanti
Promesse cadute al cipiglio brunito
Assiepato di occhi e braccia tessute
Fedele a pochi e indolente a molti
Le ore passano, castane e dolci
Sotto la tettoia di pioggia
I miei germani perdono piume
Il cane sbadiglia e stira il lungo dorso
Mi guardo attorno un poco
Aspiro il resto dell’aria che ho qui
Celeste, domato
Cedro del libano profumo alitato
La nuca si offre distratta alla mia
Contemplazione affamata
( l’amore è stato d’oro davvero)
Ho letto Betocchi e sono incantato:
il k2 scalerei, con quel libro in mano.

*

io ti amo

Il mio parlare chiaro è un’offerta di soli
Infinitesimali o esponenziali al solcare
La passione unicamente provata
Io, con i tuoi piedi vicino, aspetto impaziente
La primavera, il primo tempo deliziato-puro
Di un’ inconsapevole fuga dal mondo.

Io ti amo,
Semplicemente le mie propaggini indifferenti
Al mutare infinito delle stagioni
Si spingono imbarazzate nella fitta luce dei
Sogni torbati di fumo il mattino.

Oggi trattengo la lingua dal profferire idiomi
Scolasticamente corretti (per quanto odiosamente viola)
Impreco la ginestra,la calendula rossa, il crisantemo
Grasso di spuma odorosa, amo sì
La seta infinita del tuo sguardo nel mio
Sposta pulpiti batte scotta risale correnti
Di fiumi sottili( incarnato di rosa lattescente riva)
Si cala nelle oscurità del giorno
Quando tutto il viaggio approssima impaziente
Alla morte.

*

poesie d’occasione

Voglio dire di quello che passa davanti
i miei occhi quando triste il mattino ar-

riva ad aprir scatole blu notte chiavistelli
di sospiri volteggiano ariosi nella fronte

lavica del mio cuore assonnato muto qui
caffè odorato con la narice libera e il ca-

ne appallottolato sulla poltrona bianca
da giardino inflessibile dorme odoroso

di pioggia arlecchina dal pino di fronte
bagnati gli aghi si fan strada verso il tetto

solletico la parte sinistra della Germania
col pollice imbiancato di polvere gialla

reflui pensieri d’autunno all’inverno sì
bastano appena a raccogliere fini passi-

flore e camomille di giugno dissetano
nervosi capelli annodati biondi opachi

il maglione mi accorgo ha un buco piccolo
all’altezza del rene e mi oppongo deciso

all’idea che di lì passi il motivo apparente
del mio essere poeta d’occasione cerbiat-

ti muti i racconti che escono sbilenchi
dal sottotetto e riprendono a danzare da

soli( ritrovo l’indulgente carezza del thè
nel pomeriggio affamato fra poco è sera)

mi alzo ricamo ragnatele tossisco due volte
la finestra è chiara la porta marrone ombrosa

separa il dentro dal fuori con molta perizia
ognissanti è passato non sono graditi gli scon-

ti dilazionati i pagamenti rendo ammenda
di tutto il resto ed esco nell’umido mattino.

*

il tuo passo

è così fermo l’incedere dolce
del tuo passo
delle tue gambe tornite
(lunghe gambe americane) che
sonanti ed allegre segnano linee
d’argento su nuovi irreprensibili
selciati d’autore.
uccelli fatti d ‘aria specchiano il volo
nel chiarore bello del tuo sguardo.
se incontrassi ora il tuo viso
con forza lo terrei fra le mie mani
(stretto lo terrei)
fino a farti sentire il mondo che
dentro e fuori raccoglie fumo
prudenza cadenzato walzer
birra scura musica e sonno.

*

octavio paz

Nel pieno del sole di mezzogiorno
Mia moglie cala una cesta dal balcone
Dentro ci sono tutti i sogni scarlatti che ha
Io osservo piuttosto azzimato ma anche
Così deliziosamente orgoglioso del sono
Affidabile come marito
Non mi soffermo che pochi istanti a guardare
Alligatori i miei segreti pensieri
(vanno e vengono saltando le fermate del tram)
Agitano i muscoli gialli e veloci
Il centopiedi sul muro mi fa sobbalzare dal
Gradino di pietra vecchia
Inciampo quindi rampicante per poco
Mi aggrappo a quel po’ di corda sciupata
Che è l’arrembaggio corsaro terrestre
Voci che spaziano onde, pappagalli verdi rossi blù
svolazzano astuti da un capo all’altro del ponte
Mi alzo dal sonno che arriva spuma d’oceano
Indiano pacifico il cappello che indosso mi riposa
Adesso i pennoni sono antenne forchette protese
Rosati indipendenti uccelli sorvolano i tetti
Il campanile sbuca come una matita spuntata
Dal cerchio di verde
Ritorno fiumuso d’acqua marrone
Accendo una cicca a metà e riprendo a leggere
Octavio Paz.

*

reading

Si annusano i poeti da lontano
Raramente si avvicinano
Di traverso si osservano e piegano
Di lato il viso in un sorriso spento
Tragico il commento
Felino il gesto
Comico alla fine l’effetto
Del poeta che capriccioso
Raccoglie timido
Gli applausi.

*

tasche bucate

Ho buchi nelle tasche
da cui escono sorrisi
abbracci muti condivisi
sbuffi di fumo polvere
diamanti regali sommersi
per principesse scalze
con le pezze al cuore.

meglio afferrare mani
che osservare storti
meglio cadere morti
piuttosto che
sonnecchiare spenti
nell’imperfetta sensazione
dell’amore.

*

dottori

Domattina vado a fare i raggi
dicono il colesterolo alto
cosa dice Dottore?
Io mi sento abbastanza normale
non bevo più no, da qualche mese
con mia moglie rapporti non ne abbiamo
mette gli ovuli la menopausa
ha la vagina secca mette la pomata
dice di lasciarla stare che non le interessa
più.

Adesso se ci penso bene un po’
di paura mi viene.

La puntura la faccio
Le pastiglie le prendo
Cosa dice Dottore:
mi asciugheranno questo umido
attorno al cuore?

*

in pace

ora sono in pace con il mondo
direi che fra i monti
o sulla collina di fronte
non farebbe differenza del vivere
qui nella calda cucina
ho appena messo in forno un arrostino
con patate primavera e timo
appendo lo straccio alla sedia
e fumo
la vita è dunque questa?
le cose come sono
o come io le vedo
la differenza sta nel mezzo
dubito spesso del calendario
del fringuello che alita piccolo
dell’azzurro pallido del tramonto
del foglio del cielo che srotola
stelle.
tutto ciò è notte per me
ora sillabo la parola
tra-vol-gen-te
ecco: parole come questa danno fiere
la misura dell’inviolabilità
dell’attimo.

*

signora bionda di settant’anni.

oh…
certo ringiovanire non è possibile
ma invecchiare con tristezza nemmeno
ero biondissima e passavo tutti
i week-end a Parigi (l’aria di Colonia
era davvero pesante!)
per vent’anni il suo sguardo
ha dardeggiato unico nell’incavo
rosa del mio decoltè
(francese solitario unico amore)
ora vengo dicevi ora vengo
aspettami, aspettami
e possibile l’impossibile ondeggiava.
anni son passati squassando
spiritose e molli orchestrine
di maggio
gli sorrido ancora
la morte arriva prende
assottiglia le distanze fra
i giorni verdi del calendario
e le nuvole porpora del desiderio.
la bellezza non insegue rumore
coltivo rose,
guido ancora veloce nel
marrone fosco del sole invernale.

*

parole blu

Ora è andato anche l’ultimo paziente
Rimango immobile vuoto freddo
Le mie mani si sono mosse tutto il tempo
Nel tentativo sciolto di piegare
L’angoscia montante supplicare perdono
Per colpe improvvise rapide fiumose
Parole umide eserciti raccolte rosa
Nel vimini vecchio legna da ardere
Allusione all’essere solitario insieme
Di spezzati onirici desiderati mantra
Fragole kiwi colori tropicali anneriti
Nel mezzo del guado sillabo origlio
Svendo paralisi origami, parole blu.

*

Derek

Ha ragione Derek troppa poesia ingolfa
il cuore timido di fronte alla primavera
che arriva e germoglia spighe di grano
in un prematuro marzo estivo colato
di fresco il sospiro dell’inverno nero
di frasi soluzioni orali a questioni vere
peraltro mi trovo a fischiettare serio
sul balcone invado l’iride di solitario
profumo insperato selvatico monito
all’essere troppo presente al giorno:
scivolano i pensieri a valle dell’abbandono.

Il poeta è simmetrico all’uomo che canta
furori fuori dal rimario vocaboli usurati sorvegliano
quello che in melodia era il principio
in evocata melanconia il rubato sospetto.

*

per puro caso

scrivo per caso sapete, per via di certe donne
che ho incontrato sulla strada brulla dell’estate:
una era pianista e suonava chopin per allegria
fingendosi violinista alla ricerca di un ingaggio
modella d’arte a tempo perso nella Svizzera vicina;

l’altra cantante ballerina nera fino all’istante muto
nel quale, correggendo certe piccole imperfezioni,
creava dal nulla arabeschi di braccia anche gambe
felici eravamo fino a quando il telefono squillò
imbarazzato sorridevo al mio tremore allora solo.

scrivo per caso sapete, per via di certi libri che
da ragazzo leggevo alla tiepida calura dei pomeriggi
il profumo della carta marroncina era l’uomo che ride
avvolto dal cuoio buono della poltrona del nonno
incantavo tenere erezioni fingendo la mano femmina.

da più grande allucinavo in ascensori al settimo piano
correvo con baffi finti e naso in un carnevale di plastica
euforico spandevo risate bukowskiano per poco
simbolista piuttosto scrivevo canzoni d’inverno finito
in una nebbia marzolina appena limata dal sole.

scrivo per caso sapete per via di certi altri fatti
che non sto a raccontare ora (sarebbe noioso credo)
scrivo per sostenere la malinconica certezza dell’insieme
vivace e prolisso del vivere domestico incalzante
sorrido a volte (a volte segnalerei pianti discreti).

significati posticci rocambolesche avventure navali
attracchi in posti poco propensi alla riflessione specchio
dell’animale distratto che contrabbanda tabacchi
inerpicandosi dinoccolato ben attrezzato da trekking

riempiendosi i polmoni di aria nuova, rabbocca sogni.

*

notte e giorno

Amami due volte amami
Affastella mani spalle piedi
In un abbraccio complessivo
Con occhi rigogliosi e sedimenti
Di bellezza assiderata bloccata.

In una posizione devota ai più
Folli sentimenti lignea notte
Alita forte sospesa nel diamante
Fidanzato a sorpresa del giorno.

Equidistanza quindi fra due
Posizioni del presentarsi all’amore.

Cadere addormentato non risolve
Spremere il giorno fino in fondo forse,
Sbiadire l’invisibile.

*

almost blue

Ho un po’ di blu appeso qui,
sposto lo sguardo trovo libri.
La stanza silenziosa trepida,
incasello romanzi, racconti,
poesie naturalmente, tremo
dentro per tutte le parole che
ho trasformato non mie
(ho un po’ di celeste appeso qui
chiudo gli occhi respiro),
passano chiedono tempo;
polvere sposto con l’indice,
polvere fine d’alabastro nero.

Prima credevo, possedendo
ali, che tutto rientrasse, che
tutto potesse favorire il silenzio.

Poi ho guardato le tue fotografie:
come dai libri passano colori,
sviluppano serpiginose danze
dal numero imprecisato di soli,
universi sonori solcati da linee
orizzontali separati in cieli rosa
paralleli alla linea del tuo orizzonte
segreto, in fine vita flessibile e amara.

*

prosaicamente debole il mio sorriso

Ti ricordi come ci siamo conosciuti?
Avevi una barchetta per cappello,
un usignuolo per amico,
una delicata promessa per addio.

Con falcate di rimmel i tuoi occhi
sparivano dietro la riga nera dell’orizzonte;
ci ritrovammo così, silenziosi,
ad ammirare le propaggini rosa
del tramonto sulla baia porpora,
dove davvero barchette svaporavano
nel luccichio del sole.

Ora il treno aspetta superficiale,
sbuffante famelico di chilometri,
insofferente della pioggia battente:
prosaicamente debole il mio sorriso
volente o nolente accetta la sorte,
un diluvio di polvere nella vecchia
carrozza profumata di ferro,
fumo vecchio, particolari del dubbio,
della frenetica fatica dell’amore.

Conservo solitarie concatenazioni
di ninnoli, risposte piegate alla noia,
baldanzosi sorrisi, anelli deboli per legare
la gioia all’ipotesi sospesa di un
incerto ritorno; cosmico arrembaggio
di nuvole gialle, spiritoso legame
con l’universo tutto.
Tu sei la veloce, scorrevole voce,
erre moscia, corollario d’arte pura.

*

rammendi

Il rammendo è dato da una trama
e un ordito che si sono sfilati,
il rammendo è fissità di sguardo
regolarità di polso e respiro.
La menzogna è un rammendo di parole,
metaforicamente incoraggia alla fuga:
più concretamente ( la menzogna)
travalica il passo-riposo e svapora
nel nulla.
Poiché il rammendo cicatrice silenzio
poltrisce nel curiosare ozioso,
è importante prestare attenzione
al modo nel quale si dispongono i capi,
un modo sbagliato porterebbe
ad allineare le ombre lasciando vuoti,
e un buon carpentiere – esperto di vuoti-
sarebbe capace, ringraziando la sorte, di
riempire quei vuoti con contenuti che possano
dare sollievo alla noia.
Allo stesso tempo sarà cura del giovane,
che immagino stanco provato isolato da specchi,
abbandonarsi al rammendo di ricordi amorosi
chiudendo gli occhi, sospirando elettrico,
comparando la verità salvata con il domani.

*

Roseto invernale.

Quando mi sveglio all’imbrunire della notte
Il contrasto di allegre promenades con la
Fissità dell’imprecisione su questa pozzanghera
Di terra (malaticcio di sentimento bagnato e
Forestiero dal mondo fuori) felice di possedere
Lamentosità contratte non espresse al godere
Unico del melodioso rispetto per il tuo corpo.

Venere annunciata di sale neve ricordi ombrosi
Alle note più pure della musica ineffabile
Nell’universo creato per timidi passi scogliere
Solletico di terra sotto i tuoi piedi nudi freddi
Misurano la distanza fra i laghi delle parole.

Se per un solo istante tu fossi parola saresti
La parola definitiva sull’amare ubriaco veloce
Eppure sapientemente rigoglioso di rose come
Mai selvatico amore non fu descritto sapore
Olivastro subtropico avidamente dolce.

Terribile e salubre il saluto che torna così rapido e
Vividamente scaltro caramelle sentieri indicazioni
Precise all’inizio dell’improvviso rinascere invernale
Di tutti i fiori del tuo giardino.

___________

Daniele Gennaro, psichiatra e psicoanalista, scrive poesie da un paio d’anni, in gioventù si è cimentato con la scrittura di canzoni, con qualche successo. Ha pubblicato poesie in alcune raccolte antologiche per LietoColle. Nel 2009 é uscita la sua prima raccolta poetica “Anche Carver ha scritto poesie”, con prefazione di Elio Grasso – ed. LietoColle.

Nel 2010 (febbraio) ha pubblicato una plaquette di 10 poesie per Arca Felice, nella collana “Coincidenze” curata da Mario Fresa.

9 comments

  1. Non tutte, non così velocemente (tra ieri e oggi) ma ciò che ho letto finora mi è piaciuto, a volte mi ha sorriso.
    Tornerò.
    Grazie.

    clelia

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