Giorno: 9 giugno 2010

nell’affetto

@ Fulvio Roiter

nell’affetto a torto

si ricompongono

oltraggi

sovente posti

scrostati al lume

dal lume d’osservazione

nel ritardato oblioso

parola-co(n)stata

 .

foce

 .

Maria Grazia Galatà                               9 giugno 2010

Pier Maria Galli – Posso leggerti qualcosa? (post di natàlia castaldi)

1)
posso leggerti
qualcosa?

2)
oppure dimmi come stai.
bene male così così.
perché non si sa mai dopo i corpi più frequenti
cosa resta

3)
certo, i tempi potrebbero essere migliori.
prendi le 8 caffettiere sopra il mio lavandino o
quel tuo vestitino grazioso
che sembra fatto apposta per i miei divani compiacenti.
ma probabilmente è solo una proposta indelicata
quel corpo eccitato della voce
che affonda schiantandosi contro i miei giorni più tranquilli

4)
casomai calarti nei panni
della signorina richmond

5)
quindi decidermi, e magari dirti come mi sento.
male bene così così.
perché non si sa mai cosa tu sai.
sebbene basterebbe quel quanto tu sai
sedermi di fronte ad una poesia,
ad una poesia che si mette comoda tra i tuoi seni,
perché io ti chieda posso leggerti qualcosa?

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è una vertigine il sublime

oliviero toscani

una questione contraffatta

il rovescio di questa (altro…)

Daniele Gennaro – poesie scelte (post di natàlia castaldi)

 

Jerry Uelsmann

La prima legge di Johnson

 

Se un congegno meccanico si rompe, lo farà nel peggior momento possibile,
se un congegno d’amore si rompe lo farà sempre nel peggior momento possibile.
La simmetria dell’ospite con la casa si romperà quando l’alito diverrà pesante:
passanti allora dalla finestra udranno il clamore del silenzio battente.
Sillabando promesse l’ospite si stupirà deluso del sentire voci, tremori essenziali,
antipatiche colorazioni d’invidia, l’ esclusività del piacere non è amicizia è sbaglio,
convivialità trattenuta in gesti guasti d’odore (in questo il padrone di casa è maestro).
Parliamo del tuo essere obliquamente perfetta, assorta in pensieri, presente alla vita
comunque ,presente alla vita della vita che scorre impalpabile d’ombre.
Ecco, principalmente il congegno si rompe quando il flusso d’ordine delle parole
incespica in calcoli sfumati, sferruzzati margini imperfetti di dialoghi inutili.
E il congegno della poesia?

Quello non si potrà mai rompere amici: il congegno della poesia è cosa assai semplice,
la velocità del pensiero allinea leopardi, gazzelle, case vuote, paesaggi venusiani,
piramidi azteche, navi rompighiaccio, temerarietà, spirito di corpo, alcolici passi,
sternuti, pioggia su visi innamorati, incurante delle movenze sbagliate, degli ombrelli rotti.
Poesia non è fantasticare inutile, poesia è prendere dalle cose, e di cosa in cosa sfalsare
il punto di vista, spostare lo sguardo dall’imperfezione della malinconia al piacere della
cronologia ritrovata, inappuntabile, fra il letto e lo scrittoio.

*

be-bop

Prendi le mie labbra e attraversale di sogni
Sotto il parlare fitto collinare deragliato
Non le prendere con posizioni d’ancia
Ma appuntite di trumpet con sordina
Per un magico spelling: says never die.
Sotto il parlare fitto sorrisi buffi e soli
Coccinelle viaggianti ridanciane felici
Cestinate le troppe falle del giorno (un chè)
Di frequente riscontro è il dormire-sogno
Con pellegrinaggi celesti alla Mecca sbagliata
Ubriaca del sole Medina d’incastri sonori
Illuminate coriste all’Apollo di Harlem
Risollevano crepuscoli e li portano freschi
Alla notte del jazz.

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