Jozefina Dautbegovic, La televisione di Dio

Ho conosciuto Jozefina Dautbegovic a Trieste nel 2005, l’ho sentita leggere le sue poesie in italiano e nella lingua originale. A tutti gli amici ho voluto far conoscere questi testi perché ne fossero coinvolti e incantati quanto lo ero io. Con jozefina ci scambiavamo regali e brevi messaggi e c’era tra di noi un affetto che superava le difficoltà linguistiche. Ho desiderato imparare la sua lingua per poter leggere quelle sue poesie nell’originale ma anche così, come avviene per i veri poeti, le sue parole attraversano le barriere delle lingue e vanno a segno come frecce lanciate da un arciere infallibile. Come ha detto Cioran, “La vera poesia comincia al di là della poesia; e questo vale anche per la filosofia, per ogni cosa.” Jozefina andava appunto al di là: per questo la sua poesia, che va al di là di ciò che ci si aspetta dalla poesia, resterà sempre con noi.”

Bianca Tarozzi
(introduzione a Jozefina Dautbegovic, la televisione di dio, ed. Cicero, Venezia, 2009)

 

 

IL TRUCCO I

Quello che si vede non è il trucco
per riguardo ho messo solo un impiastro
per attenuare le cicatrici
che di regola offendono maggiormente
colui che guarda.

 

IL TRUCCO II

Il viso spoglio solo è trascurato
Sempre proteso verso tutte
le sciagure obbligato a mandare messaggi
a ricevere schiaffi

Il corpo avvolto negli abiti non è proprio un sostegno
logistico sicuro
Spesso si spoglia
Mentre il viso brucia la gamba destra spensieratamente
dondola.

accavallata sulla sinistra
Una mano riposa sul bracciolo
mentre l’altra sgualcisce un fazzoletto invisibile nella tasca
Le spalle si alzano e si stringono

separato da tutto tramite il collo simile a un ponte sospeso
il viso è solo e indifeso
Il collo non si degna nemmeno di girarsi
e proteggere per un attimo il viso

Esso come autodifesa ha alcune possibilità
chiudere gli occhi trattenere dolorosamente le lacrime
e come ultima risorsa
fare le linguacce

il corpo è protetto dagli indumenti
il viso è nudo e solo
bisogna truccarlo

merita l’illusione.

 

IL TRUCCO .

Da molti anni
mi trucco con costanza la faccia
per assomigliare
alle facce dei concittadini.

Davanti allo specchio esercito
la modulazione l’articolazione
scelgo le parole
spunto i capelli
provo pettinature.

Parole amare di significato complesso
dico a me stessa
dopo di che con le mani
copro lo specchio.

 

È COME SE STESSIMO CON I PIEDI BEN PIANTATI PER TERRA

È come se stessimo con i piedi ben piantati per terra
mentre essa è dimostrato non poggia su niente
ruota su se stessa nel nulla
La sorreggono soltanto leggi di gravità poco attendibili
e altre ancora più incerte di cui non m’intendo
ma so con certezza che sono come tutte le altre leggi
sono pensate per limitare la libertà e assicurare
una pace apparente.

È come se stessimo con i piedi ben piantati per terra
da tempo ormai per le nostre teste non c’è più speranza
stanno sospese tutte insieme
ma in diverse galassie
e forse proprio adesso che lo scrivo
tu sei a testa in giù
rispetto al mio emisfero
e non puoi leggere nemmeno una riga.

.

Jozefina Dautbegovic (1948-2008)

5 comments

  1. E’ come se stessimo con i piedi ben piantati per terra
    mentre essa è dimostrato non poggia su niente
    ruota su se stessa nel nulla
    La sorreggono soltanto leggi di gravità poco attendibili
    e altre ancora più incerte di cui non m’intendo
    ma so con certezza che sono come tutte le altre leggi
    sono pensate per limitare la libertà e assicurare
    una pace apparente

    gran bella proposta, poesia che *merita l’illusione* – fissandola – dell’oltretempo.

    grazie

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  2. “E’ come se stessimo con i piedi ben piantati per terra

    da tempo ormai per le nostre teste non c’è più speranza

    stanno sospese tutte insieme

    ma in diverse galassie

    e forse proprio adesso che lo scrivo

    tu sei a testa in giù

    rispetto al mio emisfero

    e non puoi leggere nemmeno una riga.”

    forse è per questo che amo i poeti
    c.

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