Giorno: 16 maggio 2010

The privilege of the grave (post di natàlia castaldi)

Vauro

Mark Twain nel 1905 scriveva un saggio su libertà di pensiero, parola ed opinione il cui titolo ne esplicava sin dal principio l’amaro ed ironico contenuto: The privilege of the grave, Privilegio tombale.

Per Twain, infatti, la libertà di parola è solo un’illusione perché condizionata alla volontà di ogni singolo individuo d’uniformarsi all’opinione imperante e di massa, dunque, una reale libertà d’opinione sarebbe paradossalmente accessibile all’uomo solo dalla sua stessa tomba, ovvero solo allorquando questo suo utopico diritto non gli si potrà più torcere contro. Sì, perché è vero che possiamo recitare l’articolo n. 19 della “Dichiarazione universale dei diritti umani”, il 21° della nostra Costituzione (ancora? – per poco!), storcere il muso comodamente seduti dinanzi al nostro computer o al televisore al manifestarsi di superbi atteggiamenti squadristi … ma poi, alla fine, quanto siamo bravi a far valere questo nostro semplice ed insindacabile “diritto” se il nostro dissenso – de facto – ci si potrebbe poi ritorcere contro sotto forma d’offesa, emarginazione, ghettizzazione o censura?

Dunque, è molto più facile scegliere un carro cui accodarsi in codazzo di corte, ossequiando il signore che muove le briglie da bravi soldatini mercenari in attesa di briciole e riverenze, vestire l’uniforme da cerberi latranti al primo segno di intrusione “aliena” che si azzardi a mettere in discussione l’“insindacabile ordine prestabilito” ed attendere pazientemente il proprio meritato zuccherino. (altro…)

Barbara Coacci – Nessuna Nuova

Nessuna Nuova
Barbara Coacci

Collana Calliope
La camera verde, Roma, 2009

Dumtaxat rerum magnarum parva potest res
exemplare dare et vestigia notitiai.

(Lucrezio, De rerum natura II, 123-124)


Qualcuno la definirebbe una poesia delle piccole cose. Viene in mente la dinamica del moto browniano, quel “moto misterioso dei corpuscoli” che si agitano – senza ragione e direzione – come il pulviscolo atmosferico illuminato da un raggio di luce, “un galleggiamento” di atomi a cui non è accordato alcun riposo. Atomi. Perché la realtà, se esiste davvero e non svanisce quando smettiamo di crederci, è fatta degli stessi, pochissimi, atomi che si rimescolano e si combinano nei modi più aleatori. Come in Democrito, l’atomo è il fondamento metafisico della realtà e insieme è scarto di lavorazione, un “frammento da decifrare”, polvere di cantiere. Proprio quella dei lavori in corso, del cantiere, è un’immagine ricorrente, è la città (quel “suburbano famigliare” eppure inaccessibile) che cresce “come un tumore le metastasi” e, a un tempo, è metafora di un viaggio interiore (“l’ultimo scavo già ci contamina”). (altro…)