Giorno: 12 Mag 2010

Giovanni Catalano – I cantieri

Una piccola scossa,
una vibrazione
è il segnale
che ti stai riaddormentando.

Io non ho sonno
e penso
a cosa faremo domani
o a come farci
piacere
le vite degli altri.

Basta poco
che l’esperimento fallisca:
un sogno, un dolore.

La sveglia
che non suona.

Allora, resto a guardarti
come si guardano i cantieri.
Perché è nel sonno
che si costruiscono le case,
i ricordi si fissano.

Noi no,
se gli altri avranno
una distrazione, noi
dobbiamo sempre
dimostrare
di poter essere di più

di quelle città
distrutte dal terremoto.

Giovanni Catalano, inedito (2010)

Racconti inediti: T51 aversa-pineta mare – di Mario Schiavone (post di natàlia castaldi)

Penso che lo spostarsi fra stradoni e viuzze di città e paesi, appartiene alla vita di ogni persona.

Però quando penso a quello che vedo guidando ogni giorno, mi metto la mano destra sulla fronte e la strofino, come un gatto che si carezza gli occhi appena sveglio. Perché io, pur non essendo un animale, di occhi ne ho più di due.

Quelli in più li porto nascosti sotto i capelli che coprono la nuca. Servono, gli occhi in più, a coprirmi le spalle anche quando non posso voltarmi. Ho sempre paura che il marsigliese e i suoi compari vengano a farmi visita: quando ho debiti con lui gli “amici” del marsigliese vengono a trovarmi ovunque, vogliono solo sincerarsi che io stia bene e lavori per pagare i debiti.

Guido. Sudo. Rallento, freno. Poi accelero di nuovo.

Frenare: Solo il tempo di sentire le punte delle dita dei piedi che fanno male, perché sotto le unghie la pressione del sangue spinge.

Accelerare: Il vento che entra dal finestrino e fischia nelle orecchie.

Mi chiamo Enzo Coronella, e sono nato e cresciuto qui ad Aversa. Mi chiamano Enzuccio “o’ zingaro” perché ho la pelle olivastra, i capelli corvini e gli occhi scuri come due teste di chiodi arrugginiti. Non mi spiace questo soprannome, ma non dice di me la verità perché io non ho mai allevato cavalli, né lavorato lo stagno, né suonato strumenti musicali costruiti a mano.

Ho fatto le scuole fino al diploma dell’ istituto agrario e dopo qualche anno trascorso alla facoltà di sociologia – alcuni esami e vari lavori in nero con cui guadagnare un po’ di soldi- sono andato a fare il servizio militare dove ho preso la patente DK.

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A tutti gli scrittori “di sinistra” che, legittimamente, ambiscono ad essere pubblicati…

UNA RESA A CINQUE STELLE

Julio Monteiro Martins

  Ecco la domanda inevitabile, la più scomoda di questi tempi, per i produttori di arte e cultura italiani: Può uno scrittore impegnato, con una visione progressista del suo paese e del futuro, pubblicare i suoi libri da una casa editrice che appartiene ed è diretta dai Berlusconi, come è il caso della Mondadori e delle sue “sorelle”?

La mia esperienza riguardo a questi “rapporti pericolosi” mi fa credere di no, che non è possibile. E qualsiasi ragionamento che voglia giustificarli è cercare forzatamente la quadratura del cerchio. Riuscite a concepire Pablo Neruda che pubblica da una casa editrice diretta da Pinochet? O Che Guevara che pubblica i suoi saggi politici sponsorizzato dalla CIA? O Pasolini che chiede a Licio Gelli un anticipo per finanziare la produzione di un suo film? Difficile da immaginare. Invece nella grande confusione e nel conflitto tra coerenza ideologica (nel caso assente) e interesse di avere grande visibilità editoriale e mediatica, tanti scrittori e registi che oggi si presentano pubblicamente come “di sinistra”, accettano il patto col diavolo. E cioè di essere finanziati e distribuiti dalla Medusa Film, o da Mediaset, entrambe dei Berlusconi, o pubblicati dopo il suo “Visto, si stampi” nelle imprese editoriali delle quali possiede il controllo azionario, il potere patrimoniale che è il marchio del suo regime, quel potere alla fine decisivo nel sistema in cui ci siamo impantanati, oggi ancor più incancrenito dai nuovi modelli di commistioni spurie tra cultura, politica e affari.

 Questa nuova servitù intellettuale ha poi la sfacciataggine di cercare furbescamente di fare bella figura con tutti, con i loro vecchi ammiratori e con il “capo” che è l’oppressore degli stessi ammiratori (forse sarebbe il caso di ricordare loro la saggezza popolare italiana, quando dice che “non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca”).

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