mappatura del contemporaneo

Credo che nella parola mappatura emozionale vi sia espresso molto di quanto in corso di discussione in questo periodo negli spazi in rete che si occupano di poesia. Quando uso il termine mappatura, mi piacerebbe che il suo significato comprendesse veramente l’esigenza che c’è di rispecchiarsi territorialmente nelle realtà che all’arte e al poetico fanno riferimento e supporto. Penso sia necessario costruire una cartografia dei locali che offrono occasioni e spazi d’incontro, di librerie che lavorano onestamente avendo ancora riguardo e amore verso il libro, di locali dove la poesia e l’arte possano essere non solo corollario per 4 consumazioni in più, ma sedi di movimento di opinioni culturale. Non basta pensare che la poesia sia costruire aggregatori di chi in rete se ne occupa, questo è un progetto necessario e giustissimo solo ed esclusivamente se tiene conto del fatto che esiste un panorama esterno alla rete molto più vasto, dove risiedono tutte le potenzialità che ogni forma di espressione rappresenta. Nel tentativo di dare un’iperspazialità alla poesia e all’arte tutta, ci dimentichiamo che nessun artista è per l’iperspazio, ma per il territorio, per il saper dove andare. Intendere l’arte oggi vuol dire cercare di comprenderla nella sua percorribilità , nelle sue figurazioni urbane dove gli spazi diventano connessione. Questa è una mappatura, un portare a conoscenza quello che nella molteplicità sembra latitare, ma è solo sovraffollato. Solo in queste interconnessioni tra luoghi reali e spazi virtuali, solo ponendoci davanti a questa polisensualità dell’esperienza artistica e poetica possiamo tornare a leggere ciò che accade, tornare a orientarci in questa saturazione percettiva. A questo forse e solo a questo serve una mappatura, come piccolo supporto per liberarci da questa logica del felicemente inutile.

Un caro saluto

alessandro assiri

6 comments

  1. Quella della mappatura di luoghi poetici fisici mi sembra un’ottima idea. Io potrei suggerirne un paio a Bologna (che non so se siano ancora attivi – manco da cinque anni). Altri luoghi sono oltre confine – li si può tenere in considerazione molto più in lá :)

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  2. discutiamo la proposta insieme cercando di non disperdere le discussioni in mille rivoli questa è la prima cosa da fare, cercare di arginare quella dispersione di idee che sono emerse dalle occasioni d’incontro di questi giorni che altrimenti non sarebbero serviti a nulla. Cominciamo da qui, dal lasciar sedimentare le proposte valide emerse negli incontri e proviamo a individuare pochi poli di raduno, che si preoccupino di far rimbalzare gli stessi messaggi, poi inizieremo a guardare chi fa cosa con una divisione di compiti e competenze.

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  3. Come già suggerivo su Blanc, la discussione che c’è in rete potrebbe essere accorpata coerentemente in un unico luogo comune in due modi “pratici”:

    aprire un google group con una mailing list così che tutti vengono aggiornati

    aprire un blog apposito su cui sviluppare la discussione e mandare avanti il progetto.

    La terza ipotesi è: scegliere un luogo già esistente come punto di riferimento comune a tutti sul tema, dove trovare discussioni, aggiornamenti, post, proposte etc.

    Ovvio che questo è per quanto riguarda la rete che non vuole mai escludere che, come Ale suggersice, ciò si porti anche fuori.

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