Mese: maggio 2010

Luca Denti – Amore interrotto (poesie per tanti)

Sarebbe troppo facile dire “poesie dal carcere” decidendo di scrivere del libro di Luca Denti : Amore interrotto (poesie per tanti). Sarebbe comodo,  perché le poesie di Luca nascono dai laboratori di poesia tenuti da Maddalena Capalbi e  Anna Maria Carpi,  per Lietocolle,  nel carcere di Bollate (di questo parlerò meglio un’altra volta quando uscirà l’antologia di poesia del laboratorio), sarebbe comodo ma riduttivo. Una delle chiavi di lettura della scrittura di Luca Denti (almeno per me) sta in quel sottotitolo tra parentesi “poesie per tanti”. Perché è così. Nel dolore, nel distacco, nella voglia di libertà, desiderio di vivere una vita normale, stare con la donna amata, c’è tutto quello che sentiamo o che abbiamo sentito almeno una volta. Luca scrive in maniera semplice ma non scontata, lirica ma diretta. Ci sono alcune poesie nel libro, forse, ancora acerbe  ma molte veramente riuscite, belle. Le parole svolgono la loro funzione e, per fortuna, toccano.

Quello che dico spesso quando parlo di poesia è che questa “c’è” quando ci giunge a prescindere dalla storia dell’autore , da dove venga, cosa faccia, perché scriva in questa o altra maniera. Questo ho pensato quando ho letto le poesie di Denti. Ne sono ancora più convinto ora, dopo aver fatto la sua conoscenza e averlo sentito leggere le sue poesie. Luca è convinto di quel che scrive, ne va fiero, sta dentro le sue parole. Non è uno scrivano improvvisato, è un poeta. Quella sera alla “libreria del mondo offeso” è stata fatta una domanda a Luca e, successivamente a me, e cioè: “se la scrittura possa essere una via di fuga.”

Luca ha risposto più o meno così: ” Una via di fuga ma incontro con se stesso, quindi una falsa fuga se rapportata al dialogo interiore. Valida fuga invece per lo straniamento che ne può derivare.”  Io, sinceramente, non lo credo, almeno non penso sia solo questo. Penso che  scrivere sia una maniera di stare al mondo. Mi piace pensare che anche per Luca Denti possa essere così.

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Alla morte si darà il benvenuto

addosso ad un’umana religiosità zoppicante

C’è un monte dove accanto al cielo

sembra fioriscano tulipani.

Con color d’aurea come

fossero già essenza. Monaci

a contemplare in silenzio, i sogni, le follie

l’innocenza dei dormienti.

E sembrano vivere senza respirare

immobili nel tempo, senza scarpe

posizioni yoga, col capo rasato, da nazi-skin

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Nei vacui sguardi reclamizzati

di gioventù in pillole,

farmacie di parole e psicologie

per ferite razionali

di questa prole targata

educata in serie e ridotta

a funzione numerica,

per la troppo agognata vita eterna.

Quale Dio l’ha voluto?

La religione politicamente corretta

si misura a giorni alterni

in polveri sottili

da consumare a piccole dosi…

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QUELLA ROSA ORMAI COLTA

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Cosa ne sa la farfalla

del nascere del sole?

Sottrai gli errori dalle colpe,

le testate contro il muro

il sangue dal naso.

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La delicatezza punge

sulla punta delle dita,

appassisce la rosa (la voglia)

fra le mani; e goccia…

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Lascerò ai tuoi occhi

il bianco e nero delle intenzioni

dove il foglio, anche se lo giri

non ha più spazi.

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ADESSO

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Ricordo il futuro

quando bussò  alla mia mente

fiero, esigente

come Casanova,

ma la radice quadrata

del mio essere uomo

concepisce soltanto morire di sete

quel mezzo litro d’anima

che mi è rimasto.

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@Luca Denti – Amore interrotto (poesie per tanti) – Lietocolle 2008

Jozefina Dautbegovic, La televisione di Dio

Ho conosciuto Jozefina Dautbegovic a Trieste nel 2005, l’ho sentita leggere le sue poesie in italiano e nella lingua originale. A tutti gli amici ho voluto far conoscere questi testi perché ne fossero coinvolti e incantati quanto lo ero io. Con jozefina ci scambiavamo regali e brevi messaggi e c’era tra di noi un affetto che superava le difficoltà linguistiche. Ho desiderato imparare la sua lingua per poter leggere quelle sue poesie nell’originale ma anche così, come avviene per i veri poeti, le sue parole attraversano le barriere delle lingue e vanno a segno come frecce lanciate da un arciere infallibile. Come ha detto Cioran, “La vera poesia comincia al di là della poesia; e questo vale anche per la filosofia, per ogni cosa.” Jozefina andava appunto al di là: per questo la sua poesia, che va al di là di ciò che ci si aspetta dalla poesia, resterà sempre con noi.”

Bianca Tarozzi
(introduzione a Jozefina Dautbegovic, la televisione di dio, ed. Cicero, Venezia, 2009)

 

 

IL TRUCCO I

Quello che si vede non è il trucco
per riguardo ho messo solo un impiastro
per attenuare le cicatrici
che di regola offendono maggiormente
colui che guarda.

 

IL TRUCCO II

Il viso spoglio solo è trascurato
Sempre proteso verso tutte
le sciagure obbligato a mandare messaggi
a ricevere schiaffi

Il corpo avvolto negli abiti non è proprio un sostegno
logistico sicuro
Spesso si spoglia
Mentre il viso brucia la gamba destra spensieratamente
dondola.

accavallata sulla sinistra
Una mano riposa sul bracciolo
mentre l’altra sgualcisce un fazzoletto invisibile nella tasca
Le spalle si alzano e si stringono

separato da tutto tramite il collo simile a un ponte sospeso
il viso è solo e indifeso
Il collo non si degna nemmeno di girarsi
e proteggere per un attimo il viso

Esso come autodifesa ha alcune possibilità
chiudere gli occhi trattenere dolorosamente le lacrime
e come ultima risorsa
fare le linguacce

il corpo è protetto dagli indumenti
il viso è nudo e solo
bisogna truccarlo

merita l’illusione.

 

IL TRUCCO .

Da molti anni
mi trucco con costanza la faccia
per assomigliare
alle facce dei concittadini.

Davanti allo specchio esercito
la modulazione l’articolazione
scelgo le parole
spunto i capelli
provo pettinature.

Parole amare di significato complesso
dico a me stessa
dopo di che con le mani
copro lo specchio.

 

È COME SE STESSIMO CON I PIEDI BEN PIANTATI PER TERRA

È come se stessimo con i piedi ben piantati per terra
mentre essa è dimostrato non poggia su niente
ruota su se stessa nel nulla
La sorreggono soltanto leggi di gravità poco attendibili
e altre ancora più incerte di cui non m’intendo
ma so con certezza che sono come tutte le altre leggi
sono pensate per limitare la libertà e assicurare
una pace apparente.

È come se stessimo con i piedi ben piantati per terra
da tempo ormai per le nostre teste non c’è più speranza
stanno sospese tutte insieme
ma in diverse galassie
e forse proprio adesso che lo scrivo
tu sei a testa in giù
rispetto al mio emisfero
e non puoi leggere nemmeno una riga.

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Jozefina Dautbegovic (1948-2008)

Pūpa Morbo – Daniela Montella

Mr. Odio

C’erano almeno due cose da notare mentre, sotto il pigro sguardo di un solo testimone, il tramonto si tingeva di rosso. La prima era l’assoluta mancanza di un qualunque essere vivente nel raggio di chilometri. Il vento soffiava sottovoce per non disturbare il silenzio. Sembrava ne avesse paura, e nessuno avrebbe potuto capirlo se non il suddetto testimone; ma questi era troppo preso dalla sua occupazione – criticare il tramonto – per spaventarsi. L’altra cosa da notare era il piccione appena morto nella bocca di quello che sembrava un cane impagliato. O meglio, le sue piume. Si staccavano a decine dal corpo immobile e cadevano come fatte di piombo. Il vento, per quanto discreto, non riusciva a muoverle; ma il testimone, dicevamo, non voleva interessarsi né al silenzio né alle piume. Preferiva studiare il modo in cui le nuvole al tramonto sembrassero sporche di sangue e come il mare, sotto, le osservasse morboso. Cercò di immaginare quelle nuvole come ad festoso banchetto di persone che mangiano altre persone. Uomini che mangiano madri, donne che inghiottono sé stesse, vecchi che si divorano gli intestini. Nuvole gonfie di carne cruda; nuvole cannibali. Avrebbe dovuto preoccuparsene, forse, come aveva sempre fatto il suo psichiatra. Gli chiedeva: cosa vedi qui? E mostrava una macchia. E qui? Altra macchia. Lui rispondeva – sangue, spesso, o una cistifellea ancora calda, o un’arteria incastrata fra gli incisivi – lo psichiatra scriveva qualcosa e lo mandava via. Si era preoccupato molto per lui; ma questo non aveva importanza, essendo morto. Le persone avevano un valore finché respiravano, ma avere potere era renderle oggetti. Al dottore aveva dato ascolto finché non aveva visto la sua testa spaccarsi, vuota, come un oggetto inutile, ed era stata la fine. Come terapeuta aveva solo sé stesso e non pensava di essere malato. Non c’era nulla da curare in una sana e costruttiva ossessione omicida. No, pensava Mr. Odio (si era ribattezzato così dopo la Prima Ondata che aveva distrutto gran parte degli uffici pubblici, e, di conseguenza, le facezie legate al suo nome): non era un assassino, ma un innocuo buongustaio. (altro…)

IL RISVEGLIO DEL CAVALIERE (o era la sua fuga?)

… ALL’ALBAA VIIIIINNCEROOOOO

VIINNCEROOOOOO

VIIIINNCEEEEEEEEEEEEEROOOOOOOOOOOO 

TATATATATATAAAA  TATAAAAAAAAA

TATATATATATAAAA  TATAAAAAA  TAAA TAAA  TATATAAAAAAAAA!

TITITÌ TITITÌ TITITÌ TITITÌ… Fu così che il sogno lirico del piccolo cavaliere venne bruscamente interrotto dalla sveglia digitale, un oggetto dal raffinato design alloggiato in un apposito vano del comodino che era tutt’uno con la testiera del letto che si configurava come una propaggine della parete della camera da letto che appariva come una cellula della zona notte sospesa su travi di legno lamellare nel volume vuoto dell’ala destra della sua villa scolpita nella nuda roccia di un meraviglioso promontorio distrattamente tutelato da vincolo paesistico ed ambientale, il tutto progettato dal famoso architetto Renzo Spiano.

– ‘Rrrco cazzo, era solo un sogno…ero bello, alto…cantavo…nessun dormaaaa… vincerooo-oo.. sospirò. (altro…)

Questo formaggio che mi sta cavallo

Questo formaggio che mi sta cavallo
di un’epoca che da mia nonna parte
mi fa venire in mente quella curva
che dalla villa comunale girava dolcemente verso est.
Alla mia infanzia scocca quasi arco
la freccia scatta schizza vola
fermandosi al bordo di una strada. (altro…)

28 maggio 1974 (post di natàlia castaldi)

28 maggio 1974, Brescia. Nella centrale Piazza della Loggia, una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista. L’attentato provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue.

L’orso – racconto di Alessandra Sartori

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Racconto vincitore di : racconto alla rovescia edizione 2009
 
 
 
Un mese fa sono andata dal dottor Limo. Mi piace perché ha sempre qualche afflizione nuova e un dottore malato lo trovo interessante, è come un santo che non crede ai propri miracoli e questo lo rende talmente imperfetto che lo avverto più simile a me e allora mi fido e ci parlo. Di solito riduco i problemi perché è propenso ad assimilarne i sintomi e così una mia cefalea può causarne in lui un’altra dall’identico profilo.
Quel giorno però non finsi.
La diagnosi del dottor Limo fu semplice e lineare: dentro il mio corpo si era annidato un orso bruno, di età adulta, maschio e con un carattere particolarmente ostile.
La scienza non ha sempre una spiegazione, ma si può supporre che il mio corpo fosse diventato un ambiente favorevole ai plantigradi: zone tranquille, clima mite, ricco di alimenti. (altro…)

Sconfinamenti – “Con il mio nome”: l’album d’esordio di Roberto Giordi (post di natàlia castaldi)

Con il mio nome – Roberto Giordi

Esce la settimana prossima Con il mio nome, album d’esordio per Roberto Giordi,  cantautore partenopeo che fonde ritmi e sonorità melodiche della tradizione “lirica” napoletana, al fascino della commistione sperimentale, che dal jazz si spinge ad esplorare ritmi e colori della musica latina, fino ad approdare – rivisitandole – alle sonorità minimaliste e suadenti della bossanova; il tutto in un percorso di viaggio che fa dell’orgoglioso “ritorno” al bel canto, il punto di forza della sua genuina originalità.

(altro…)

La solitudine del poeta

 
Foto di Paola Pluchino

La solitudine del poeta
l’estrema faccia si staglia contro
sanguina la bocca e la lingua si rivolta
voi dite di sapere lo scritto e il vero
la parola maiuscolata e il verso
io mi indigno stasera
conto gli amici perduti e quelli mai avuti
il falso sciocco, il riso caduco, il soccombente.

inedito – antonella pizzo

jazz session (post di natàlia castaldi)

Così com’è nata la posto, chi vuole può accodarsi con il suo *NO*

n.

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E’ di oggi l’affermazione di Letta, http://www.ilgiornale.it/interni/letta_sacrifici_tutti_lappello_napolitano/25-05-2010/articolo-id=447856-page=0-comments=1,  riguarda la manovra per produrre ulteriori sacrifici senza per questo innescare alcuna ripresa, perchè il problema non ha la minuscola ampiezza della visione limitata degli economisti,non si risolve con questo genere di tagli e taglieggiamenti, soprattuto all’educazione, ma ha proporzioni ben più vaste,richiede scelte ben più mirate. Non sarà certo aumentando la produzione di auto che vanno ancora a idrocarburi che si sanerà la situazione attuale. Non è il danaro il problema fondamentale ma la salute del pianeta, in questi tempi, devastato da inquinamenti che non si riesce a tenere sotto controllo e avranno pesanti ripercussioni . Non è solo l’inquinamento da petrolio ma l’ideologia connessa che si deve sanare, si deve cambiare direzione altrimenti sarà impossibile uscire dal vortice. Non quartieri, ma foreste, non acquarium, ma il risanamento degli oceani, ci sarà necessità di biologi più che di ingegneri ed economisti,si devono trovare sistemi per il risanamento della poverissime aree della terra,non si può continuare con l’assillo della fame da un lato e la dispersione delle risorse dall’altro.

f.f.

Scritto da fernirosso Modifica

25 maggio 2010 a 2:02 PM

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Jazz Session: (altro…)

Per una mozione – Edoardo Sanguineti

Per una mozione

Una mozione (che può essere una prima fase, anche, in un movimento) può rilevare
che:
    può verificarsi questo caso: che una parola (e così, in una parola, una prassi)
è costretta a ritrovarsi (poeticamente discorrendo, adesso) poeticamente custodita
(politicamente discorrendo): (e come il sogno di un sogno, anche, se è necessario):
per attraversare (e inscatolata bene, e a lunga conservazione) il tempo:
                                                                                                             e ammetto
che ho detto, una volta (alla Heller), che la storia può (e ho osato dire, allora,
credo, deve) essere protetta (filosoficamente discorrendo) dentro un involucro
di una filosofia della storia, per essere risparmiata dalla storia: e, per intanto,
dalla filosofia: e, massimamente poi, dalla storia della filosofia): 
                                                                                                      e che:

la parola, storicamente rimossa, ritorna per proporsi come cosa (storicamente
discorrendo, proprio), nel tempo: come spettro (diciamo pure così) postpreistorico:
(e che dunque, in questo senso almeno, è necessaria, oggi, una poesia comunista):

Edoardo Sanguineti, Il Gatto lupesco, Feltrinelli, 2002

Addio maestro: anche io credo che è necessaria oggi una poesia comunista. L.