Libertà di pensiero: “Corsi e ricorsi storici” – Lucifero e l’eredità delle parole (post di natàlia castaldi)

Von Stuck – Lucifero

“il pensiero umano non si può arrestare e chi segue la scienza non può abbandonare i perseguitati di una idea”

Domenico Faucello

 

Era il candidato del popolo, “il benefattore degli orfanelli”, si chiamava Domenico Faucello. Uomo di partito, medico, poeta e scrittore, nonché fondatore di numerose riviste dell’epoca, fu l’anima della politica Messinese. Il “medico popolare”, così lo chiamavano, ma lui si firmava “Lucifero” quando scriveva satirici articoli “controvento” attaccando i personaggi politici dell’epoca che apriva le porte al nascente fascismo e così lo appella Giovanni Pascoli[i] nelle epistole che i due amici si scambiavano discutendo della situazione politica e culturale della città e dell’intera nazione.

Giovanissimo entrò nelle organizzazioni proletarie e fu uno dei fondatori del Partito Socialista. Amato da Nicola Petrina[ii], seppe accattivarsi la benevolenza di tutti. Partecipò alla costituzione dei Fasci Siciliani con tutto l’ardore della sua giovane età e, quale segretario, svolse la sua opera per l’affermazione degli ideali di partito. Ma quando la reazione prese il sopravvento in Sicilia con lo stato d’assedio e gli organizzatori dei Fasci dei Lavoratori vennero processati a Palermo con De Felice, Barbato, Petrina, egli prese la direzione del movimento a Messina, pubblicando sul giornale “il Vespro” l’articolo: “Piombo, assedio ed anesti[iii]”, in difesa dei compagni incarcerati e delle organizzazioni operaie perseguitate.

Il giornale venne sequestrato, ma riuscì in seguito a pubblicarne un altro dal titolo “I Pagliacci”, riuscendo così ad esprimere il suo pensiero politico travestendolo d’umorismo e satira, al fine di mantenere sempre accesa la tensione ed attenzione politica cittadina e di organizzare quindi la lotta contro gli organizzatori dei Fasci.

I sequestri anche di questo giornale non si contano, ma Lucifero non si arrende ed ottiene la collaborazione di altri uomini illustri del tempo, tra cui l’amico Tommaso Cannizzaro.

Con la sua opera di propaganda e la forza della sua indiscutibile personalità, riesce a costituire un comitato portando avanti come candidati proprio i compagni che erano sotto processo a Palermo, facendo paradossalmente vincere loro le elezioni.

Ancora giovane studente universitario raccoglieva consensi tra i colleghi: “i rigori dello stato d’assedio non debbono farci impensierire, anzi in questo momento l’azione nostra è necessaria, mentre organizzazioni e studenti vengono arrestati ed inviati a domicilio coatto” diceva, ed i suoi avversari individuarono ben presto in lui una minaccia che minava la loro azione reazionaria, raccogliendo a sé i migliori ingegni della società del tempo.

Il movimento di protesta nato all’Università di Messina si propagò presto agli atenei di tutte le città d’Italia ed il Governo fece espellere dagli atenei i capi del movimento, e tra i primi proprio il giovane Lucifero. Successivamente grazie all’intervento dell’Onorevole Fede, professore presso l’Ateneo di Napoli, che sostenne la causa degli studenti dinanzi al Parlamento Nazionale, Lucifero ed i suoi compagni vennero riammessi agli studi universitari.

Quando il Commissario straordinario per la Sicilia, Morra di Lavriano, oscura figura del movimento di reazione, venne inviato a Palermo per impedire che il movimento dei lavoratori dilagasse, Lucifero organizzò per la sua visita a Messina una gustosa “parata” umoristica che costrinse il grande Commissario a partirsene di notte, come un ladro, su una torpediniera.

Si racconta, (tra i tanti racconti di famiglia e le carte del tempo), che mentre il Commissario si accingeva a consumare un lauto banchetto organizzato in suo onore presso uno Chalet sul mare, da una piccola barchetta a pochi metri un’improvvisata orchestrina iniziò a “stonare” la cosiddetta “musica degli ombrellari”, ovvero un pout-pourri di musiche ed inni popolari e che, contemporaneamente, lo Chalet veniva circondato dalla strada e dal giardino da una folla di lavoratori e studenti, capitanati da Faucello, intonando ironici sbeffeggiamenti e lanciando fischi di “benvenuto” al malcapitato ospite d’onore.

Quando più tardi la reazione ebbe il suo più agguerrito esponente nel Presidente dei Ministri On. Pelloux, la gioventù democratica d’Italia venne perseguitata ed incarcerata, Domenico Faucello,  Petrina, De Domenico, Laganà e De Francesco, vennero arrestati: era l’anno 1898 ed a Milano si svolgeva il processo a Turati e Bissolati[iv].

Il disegno di Pelloux era quello di raggruppare insieme in un’associazione da condannare in un unico processo gli organizzatori dei movimenti dei lavoratori d’Italia.

Ma Lucifero dal carcere non cessò di mantenere vivo l’animo e l’Ideale del popolo, comunicando con gli amici, i compagni, scrivendo lettere e poesie come questa:

Dalla “Gazzetta di Messina” del 25 maggio del 1898:

Libertà di pensiero

“un detenuto uscito dal carcere ha fatto sapere di una poesia, che Domenico Faucello ha scritto nella sua cella”:

In carcere

Come finito e splendido

E’ questo ciel che adoro;

Come candor di vergine,

D’orfana pio tesoro,

E’ questa Idea che palpita

Più che la vita in cuore,

Grande nel mio dolore,

Bella nel mio soffrir!

Qui nella tetra carcere

Dentro una cella oscura,

Sceglie baciar la vittima

Sottratta alla Natura,

Ama nell’odio vindice;

Passa, perdona impera;

Sogno di primavera

Presso al rimorso ell’è.

Proprio in quest’ora piangere

Sento mia madre invano:

Di quelle amare lacrime

Nessun legge l’arcano;

Proprio in quest’ora io, l’umile

Figliuolo, a lei prostrato,

La man le avrei baciato,

Lei pronta a benedir!

Presso mi piange e smania

Un piccolo dannato.

Rubò pane per vivere;

In cella è segregato.

Quanto dolor! Che tenebre

Nel piccolo orizzonte!

Cuore di bimbo in onte

Giglio è gettato in mar.

Vieni tu, Idea benefica,

Tu d’ogni Fè regina,

Sopra il dolor che strazia,

Contro il fango che inquina,

Regna immortale e palpiti

In ogni petto un cuore;

Unico Dio L’Amore;

Unico a lui l’altar!

Spera innocente pargolo,

Madre perdona e spera!

Se l’Ideale ha vittime

Di gloria ha una bandiera!

Vinse la morte Socrate,

La Croce fu adorata,

Vegliò sempre una Fata

Sopra l’Umanità

Domenico Faucello, 19 maggio 1898

***

Ed in risposta giungeva da un’altra cella la poesia di Tommaso Cannizzaro:

Inarrestabilità del pensiero – a Domenico Faucello

Una fede che vince quella dell’uomo in Dio,

che illumina dei cuori la notte universale,

è la fede profonda ne l’eterno ideale

che un avvenir promette men doloroso e rio.

Per lei sfidan le vittime carcere, morte, oblio,

per lei Cristo sul Golgota, e spira a l’ospedale,

con tre medici in lotta, miseria, invidia e male

dei lusitani il bardo sul suo lido natio.

Dei lor fratelli, i popoli non l’odio ma l’amore

guida a l’eccelsa meta, a la stella divina

attraverso le tenebre inconscie del dolore.

A spegnere il Pensiero la Forza invan si ostina,

mentre il corpo si addorme e l’individuo muore

lo spirto si ridesta, l’Umanità cammina.

Tommaso Canizzaro, 23 maggio 1898

***

Questa la mia piccola eredità di parole, unica vera risorsa per l’umanità.

natàlia castaldi


Domenico Faucello – La dama bianca – 1916 – Ed. Zanichelli – Collana: Collezione elzeviriana – In 16°, pp. 46.

[i] erano gli anni in cui Pascoli fu rettore presso l’Università degli studi di Messina, allora, una delle più antiche e prestigiose d’Italia

[ii]Il 18 marzo 1889 fonda a Messina il primo fascio siciliano riunendo le società operaie della città. Nel Luglio dello stesso anno viene arrestato e condannato a due anni di reclusione.
Il 9 maggio 1898 partecipa al corteo che protesta contro l’aumento del prezzo del pane , e per questo arrestato dalla polizia.  http://mnemonia.altervista.org/antimafia/fasci.php

[iii] Anesti: termine greco d’uso nel linguaggio religioso, con il significato di “resurrezione”, qui utilizzato enfaticamente nel senso di “rinascita”.

[iv] Si consiglia la lettura del seguente link: QUI

7 comments

  1. Lucifero morì lasciando orfane 4 bambine, aveva da poco donato gran parte dei suoi beni per la fondazione di un istituto per bambini orfani e talassemici, quest’istituto non conserva neanche una targa, nella sua città nemmeno un vicolo è intestato a lui.
    La sua salute fu sempre traballante, subì percosse e maltrattamenti, per non parlare delle “bevute di olio di ricino” …
    ecco, io lo voglio ricordare, il mio bisnonno.

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    1. Ma devi ricordarlo. E’ una storia di quelle che non può essere dimenticata. con qualcosa di più dettagliato, dove le tue parole che incidono contino una per una. Qualcosa alla Sciascia, per intenderci.
      Io aspetto.

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    1. lo era.. lo era.. lo era
      conservo un manoscritto, una lunga lettera di Pascoli a Lucifero: una reliquia di grande importanza umana e storica oltre che poetica, che un giorno spero di pubblicare qui su poetarum.
      un abbraccio.
      n.

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