Giorno: 17 aprile 2010

La grande pioggia – Carlo Bagaglia (post di natàlia castaldi)

Sentila, sulla pelle, la grande pioggia.
Dalle nubi cariche di roccia polverizzata.
Diciassettemila voli cancellati e tutti a terra.
La razza umana in competizione, il capitale.
Tirannosauri che si ergevano facendo ombra.
Noi possiamo morire in un istante, per sempre.
Meglio ricominciare a correre giù in strada.
Iniziare a sentirsi colpevoli e tremare di pena.
Guarda i corsi d'acqua: giullari scendono,
sulle rive recando piatti da lavare e roteano,
giocolieri funesti, su monocicli e sorridono.
Mentre l'uomo, bianca tunica, arrampica lassù,
per mille, duemila, tremila anni abbiamo pianto,
in pasto ai leoni nell'arena, polvere alle ceneri.
E quante pietre abbiamo posto nelle città,
e quanti figli morirono immolati sulle rupi.
Isacco senza pietà, Giacobbe senza casa,
Carmine e Abdul senza un lavoro sulla gru.
Belle le strade di Roma piene di meretricio.
Vilipendio alla religione di stato, Pierpaolo,
troppo petrolio uscito fuori, postumo, in un libro.
Correvamo a perdifiato, la gola arsa e strinata,
le mani paralizzate, i piedi lacerati dalle roccie.
E i tuoi occhi videro un lampo e mefitico, orrendo,
un vuoto inghiottito dalla tenebra dei quark.
Sembrava solo un gioco all'inizio e fu l'incubo.
Conquista dopo conquista la tecnologia d'oggi.
Mass-media, i-phone, i-pad, i-pod, fame e lebbra.
Una colonna oscura che ci sovrasta: umiliazione.
Fermatevi, fermatevi! Smettetela di volare.
Bosoni, protoni, neutrini e neutroni: fermi...
Sciogliete le membra, per un ultimo tuffo dal cielo.
Noi possiamo scendere interi nell'inferno in vita.
Lasciate che inizi questa buffa, lenta, apocalisse.
Tenetevi stretto, per mano, questo lembo,
abbracciati al destino, del nostro tempo.
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Carlo Bagaglia

Carlo Bagaglia nasce nel 1962, in luglio, a Torino, dove cresce tra le Valli di Lanzo e la collina morenica eporediese. Adolescente difficile, vive la Torino nera degli anni di piombo, con la dilagante delinquenza minorile e si “laurea” sulla strada. Appena maggiorenne comincia a viaggiare l’Italia e i paesi europei limitrofi. Ribelle e refrattario a qualsiasi insegnamento, abbraccia la filosofia della beat generation. In Keruoac e nella scrittura di getto identifica per sé qualche riferimento. Più avanti negli anni, trova un impiego all’Università degli Studi di Torino, quando si è già trasferito fuori città.

Scrive poesie e racconti dall’età di cinque anni, e ancora oggi tiene in vita il fanciullino che è in lui (come suggeriva qualcuno…) senza però ascoltare consigli: per puro divertimento e spirito di sopravvivenza.

Frank O’Hara – Secondo i piani

Francis Russell O’Hara (1926-1966) è stato forse l’epicentro della scuola di New York. Amico dei più grandi esponenti dell’espressionismo astratto, per un lungo periodo lavorò anche al MOMA. Investito da una dune buggy mentre dormiva sulla spiaggia, è morto a soli quarant’anni, lasciandoci alcune tra le pagine più belle della poesia americana di tutti i tempi.

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