Mese: aprile 2010

Segnalazione: Antonietta Gnerre intervista Enzo Campi (post di natàlia castaldi)

 

Enzo Campi

Antonietta Gnerre:

  Che cos’è la poesia per Enzo Campi?

 

Enzo Campi: Penso alla poesia come un magma incandescente. La proprietà del magma è l’informe. E l’informe è la natura prima e precipua della “cosa” e delle cose. Configurare il magma è come configurare l’informe, ovvero: configurare una molteplicità di forme. Così come il magma e l’informe, la poesia è – in sé – molteplice. In tal senso per configurare la poesia bisogna frequentare l’alea della promiscuità. Parlerei di costruzione e decostruzione che fanno parte del rischio, dell’urgenza e del gioco in cui ci si cancella scrivendosi (de-scrivendosi) e drammatizzandosi. È inevitabile e naturale che sia così. (altro…)

Città biografiche – Luciano Mazziotta (post di natàlia castaldi)

Città biografiche – Luciano Mazziotta

Con grande piacere vi invitiamo a leggere su “La dimora del tempo sospeso”  l’articolo “Città biografiche”, dedicato ad uno dei nostri redattori, Luciano Mazziotta.

La redazione.

Io sto col Giudice Garzón

UN MILIONE DI VOCI A FAVORE DELLE VITTIME DEL FRANCHISMO, DELLA DEMOCRAZIA, DEI DIRITTI UMANI E IN DIFESA DEL GIUDICE D. BALTASAR GARZÓN REAL

Noi sottoscriventi cittadini e le Associazioni in difesa della Memoria Storica, identificabili dai dati personali di ciascuno, impegnati a rendere giustizia alle vittime del franchismo e nella difesa della democrazia nelle nostre istituzioni, siamo a conoscenza che:

in questo momento il Consiglio Generale del Potere Giuridico e il Tribunale Supremo si dispongono a formulare una decisione sulla sospensione ed il processamento del Giudice Baltasar Garzón Real, per il suo cercare di giudicare il genocidio spagnolo ad opera della dittatura franchista, a seguito della querela presentata dai gruppi di estrema destra Falange Spagnola e Mani Pulite. Sappiamo, altresì, che il Giudice Baltasar Garzón Real e riconosciuto internazionalmente per i suoi incessanti sforzi nel perseguire i crimini contro la umanità. Ma le sue investigazioni sulle atrocità commesse in Spagna durante il franchismo, assieme agli scandali di corruzione, hanno causato una scandalosa offensiva politica e legale, volta ad escluderlo dalla carriera giuridica e ad evitare che affiori la verità. (altro…)

Riccardo Raimondo: Lo Sfasciacarrozze e 5 inediti (post di natàlia castaldi)

“Mi chiedono di parlare della mia poesia? Per quanto ne so io la poesia è sempre un atto anarchico, c’è sempre un margine di ribellione in chi compone versi. Perché il verso è qualcosa che sconquassa il linguaggio e lo costringe ad arrivare al limite della sua funzione. Bisogna sfasciarlo dunque questo linguaggio, per farlo poi brillare di nuova vita. Dal comunicare si passa al supercomunicare.”

Riccardo Raimondo

Parto da questa dichiarazione di poetica con cui lo stesso Raimondo esprime l’ansia propulsiva alla scrittura, in sintesi, la Rilkiana “necessità” o “impellenza” d’esprimere il proprio pensiero oltre le soglie del comune linguaggio, per introdurvi la voce di questo giovane artista della parola.

Non è una trovata, o una ricerca d’originalità, a spingermi ad appellare Riccardo Raimondo come “artista della parola” anziché “poeta”, bensì un voler allargare gli orizzonti della scrittura oltre le rigide etichette, che concentrerebbero subito l’attenzione del lettore sulla successione formale del percorso espressivo nella sua progressione in versi.

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Giovanni Catalano – Le figure della ripetizione

Alle sette del mattino
due cani nati sulla strada
annusano la spazzatura
che la sera prima
aveva preso fuoco.
Poi si scambiano di posto
e si annusano a vicenda.
Ora si tengono a distanza,
la distanza dovuta,
ora quasi si mordono
un orecchio, immobili.
Tutta la faccenda
non durò più di dieci minuti.

Una donna ritira i panni
senza vento e li piega
come fossero carta da regali.
Non porta gli occhiali in pubblico,
la calza bianca da ginnastica,
i pantaloni della tuta
(guarda fuori il giallo
invincibile delle forsythie). (altro…)

L’anno delle ceneri – di Giuseppe Schillaci post di natàlia castaldi)

L’anno delle ceneri – Giuseppe Schillaci

Il fatale destino di un amore impossibile, quello tra Masino e Ninetta, s’innesta in un lungo racconto delle origini, in un anno di svolta, il 1948, a Palermo, crocevia e snodo d’interessi e traffici che si protraggono nel presente. Il tessuto connettivo della borgata di Buon Riposo riflette l’Italia di oggi: gli affarucci e gli interessi di miseri e capetti, la contrapposizione destra-sinistra, l’ingerenza della Chiesa e del malaffare, e la legge non scritta che tutto ciò non deve cambiare. Che l’oracolo è una condanna.

E sulle ceneri della civiltà, dell’ideologia, delle credenze che hanno spesse e profonde radici nel mito, aleggia la voglia di rinascita, necessariamente altrove, e domina il racconto perché come dice Nofrio, il vecchio del ponte Ammiraglio, “raccontare è ricordare, dare la vita, salvarsi”.

* (altro…)

R i i n n e s t o

C’e tanta pioggia nei tuoi occhi,tante risposte che si muovono nel giorno che si fa secco e poi mobile.

E non sai quante parole vorresti dire,quante le vorresti lasciare sull’uscio a gocciolare quando fuori c’è il sole.

Ossa che hanno attese spolpate,appese ai chiodi di quadri sghembi e le labbra a pelo sono petali di rosa bianca. (altro…)

La parte Assente – Stefania Crozzoletti, Clepsydra Ed. 2009

Una femminilità, che oserei definire virile, emana dagli ultimi versi di Stefania Crozzoletti, raccolti in volume per Clepsydra Edizioni nel 2009.

La parte assente subisce e trasmette, sin dalla prima pagina, una estenunate tensione irrisolta e irrisolvibile, una schizofrenia interiore e interiorizzata, orgogliosa e fiera nonostante una certa dose di rassegnazione che permea di lucidità tutte le riflessioni che sostano tra un a-capo e l’altro. Una antiteticità “senza uscite di sicurezza” che la poetessa vive con “rabbia operaia”, con l’indignazione priva di riscatto propria di chi rifiuta la gettatezza ontologica dell’essere,  di cui si sente vittima e che contrasta con l’ultimo disperato sforzo della poesia – ma senza crederci. (altro…)

Luigi Di Ruscio – una poesia

È la fossa di un fascista ammazzato brevemente
senza scarpe perché le scarpe se le è messe un vivo
senza scarpe perché un vivo doveva ancora correre
senza armi perché un vivo doveva ancora sparare
quando troverete da una siepe filo spinato che manca
state certi sarà stato prelevato per una gola partigiana
se troverete occhiaie scavate anche tra mille anni
ricostruite una storia vinta dagli uomini contro le bestie.

Luigi Di Ruscio, Le streghe s’arrotano le dentiere (1966).

abbassare la guardia è tradire la memoria: 25 ora e sempre. (post di natàlia castaldi)

25 – ora e sempre

Tumuli di pianto
e fiori secchi
nel silenzio delle fosse
senza più dolore
memorie di marmo
e vili vivi
nel canto delle foglie
d’un autunno perenne.

*

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POISON

M’inchiostro su strutture
di piombo
come se desiderassi
uccidere punte di colori
 
                            la luce sepolcrale
                              del razzismo
                                 s’illumina ancora
                                   di timbratura “doc”

voci, caratteri
onnipotentemente scolpiti
d’applausi di sindone
biancheggiano di normalità.
 
                             la ricerca dell’abisso
                                     storico si perde
                                          in lustro di cancellazione
                                                 allegorica
                                                     (non saremo mai esistiti)
 
 non  trasparirà traccia
di dignità, di verità diverse,
di vite non formattate
da compromessi  pubblicizzati
in back-up mnemonici
per assenza di cervello.

L’attimo dopo – Massimo Gezzi

E’ probabile che io sapessi, prima ancora di riceverlo, che, “L’attimo dopo” di Massimo Gezzi , sarebbe stato un gran bel  libro di poesia. Come è possibile che io somigli più a un fan che a un critico. In realtà sono un lettore incallito, appassionato e abbastanza scaltro (concedetemelo). Aggiungete che alcune delle poesie contenute nella raccolta le conoscevo per averle lette nel nono quaderno marcos y marcos  . Altre più recenti come “mattoni” le ho ascoltate in una sera di inverno, a Milano, in una freddissima( che novità) Casa della poesia. Ne rimasi molto colpito e lo dissi a Massimo già allora. A quel punto restava solo da aspettare il libro.

Nel frattempo ho rivisto Gezzi una mattina prima di Natale mentre entrambi cercavamo di prendere un treno per casa, sfidando neve e ferrovie dello stato. Entrambi sorridenti nonostante tutto e sopravvissuti, pare.

E’ un libro completo “L’attimo dopo”, di rara intensità. Mi piace che non ci sia il “sussulto” immediato, non compaia così spesso il verso che ti strappi il “però”. Questo succede quando è tutto il libro ad essere una scossa costante, un accordo, andirivieni quasi perfetto fra la parola scritta e il sentire dell’autore. Sentire che diventa il nostro, usiamo i versi del poeta a nostro piacimento. Immaginiamo noi stessi, ricordiamo, riviviamo, ne prendiamo possesso. Questo quando accade? Soltanto quando leggiamo poesia alta, poesia ben scritta. Quando l’autore possiede la leggerezza dell’ispirazione immediata e l’equilibrio, la cura costante per ogni verso. Ogni parola. (altro…)