Giorno: 29 marzo 2010

Proposta corale – Luciano Mazziotta

Proposta corale

alla Sinistra

Dicono che la soluzione finale
Consista nel “ripartire dal basso”.
Chiedo a te e a me – perché è intuitivo
Che avremmo una sola voce a riguardo –
Il significato di queste due parole.
A te lascio “ripartire”, ché in materia
Di volo mai mi sono sentito leggero,
se è vero poi che “ri” implica
una prima caduta nel vuoto,
e quello si sa non ha fondo né è alto
né basso ma ha profumo di inerme.

Mi lascio “basso”, e forse si parla di nani
O di mani –senza corpi – sognanti
Per strada. Le dovremmo appendere
A braccia e le braccia a una faccia
Completa di occhi e neuroni ambulanti;
creare i braccianti se non uguali
almeno somiglianti ai corpi di mani
                                                                        sognanti,
dal basso in avanti; senza decollo
che per quello servono ali e piume stregate.
Del resto le streghe sono state impiccate
Dall’alto e hanno lasciato polvere
In basso, base della ripartenza,
che ben poco ha di mistico o magia
iscritta nei cerchi sfumati della tassonomia.
 

Tratto da Luciano Mazziotta, Città biografiche, Zona 2009

Al cambio di voce



quel suo respirare appresso era
acqua benedetta per i semi d’ali
conficcati nella schiena

la vergine senza colpe sorrideva
nutrendosi di fiori – sudando rugiada

trasfigurava – al cambio di voce: scompariva

le statue intorno guardavano oltre il muro:
forse sta sorgendo il sole…

finché dall’abbraccio della mente nacque
con la prima luce – una candida pace:
limpide lacrime di sonno

fuori il mondo gelava –
si fermava: a sette gradi sotto zero

(stefania c.)

Una lettera, una fiammella (post di natàlia castaldi.)

Alda Merini – foto di Guido Harari

Scrivo questo post direttamente sulla pagina dell’editor, così “a caldo”, non lo faccio mai, ma oggi è stata una giornata particolare, con un bel sole primaverile fuori e tanta pesantezza nel cuore.

Dicono che succeda sempre qualcosa quando ti senti appesa ad un filo, a me succede sempre; sarà un caso, ma ogni santissima volta che dico basta è come se qualcosa mi tirasse per i capelli riportandomi alla penna, ed in un modo o nell’altro questo scossone spesso è venuto da Alda – che strano!?! – ho appena finito di leggere una mail inviatami dalle quattro figlie di Alda Merini, ecco, non so come sia successo, probabilmente staranno inviando quella stessa lettera a tutte le persone che curano spazi in rete dedicati alla poesia, ma a me è successo di riceverla proprio oggi ed ho pianto per la mia piccola fiammella.

Nella mail mi invitavano a visitare il sito che hanno dedicato alla loro “ape furibonda”, sito che già conoscevo e già presente tra i link di questo blog, tornarci dopo le parole delle figlie ha avuto un senso profondo, intimo, che non so tradurre in parole, ma che spero di condividere con voi.

Vi invito, quindi, ad entrare qui  http://www.aldamerini.it/ e “ascoltare”

grazie.

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Dalla raccolta “La volpe e il sipario”

La mia poesia è alacre come il fuoco

La mia poesia è alacre come il fuoco,

trascorre tra le mie dita come un rosario.

Non prego perché sono un poeta della sventura

che tace, a volte, le doglie  di un parto dentro le ore,

sono il poeta che grida e gioca con le sue grida,

sono il poeta che canta e non trova parole,

sono la paglia arida sopra cui batte il suono,

sono la ninnanànna che fa piangere i figli,

sono la vanagloria che si lascia cadere,

il manto di metallo di una lunga preghiera

del passato cordoglio che non vede la luce.

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http://nataliacastaldi.wordpress.com/2009/11/01/i%c2%b0-novembre/

Amore rotto

C’é un amore rotto da

qualche parte in fondo al buco della storia,

un amore per cui sarà impossibile stabilire dove stato è

l’inizio

e un amore solido e fittizio travestito da bellissimi nuovi

fastidio e perdita

e  che assomiglia a molte cose sbreccate facendo strada

comparsa del primo tempo in atto in recita. C’è

un dolore

preciso disadorno e grave

fino dove spacca la coscienza zitta

così parrebbe non possibile arrivare alla prima radura

scellerata

sporchissima

mortale per quanto nuovissima

somigliante a una schiena che rimane girata anzi

si gira

proprio nel momento in cui si espone.

Rotto è l’amore forse stato enorme e piccolino

aperto in sorriso e in pianto smisurati, rotti, spaccati

i desideria primi, perché sottili, perché stralunati

perché perché,

e frantumata una specie di pensiero che arrampica

stille al minuto di materia pulsante le braccia aperte e la bocca

spalanca

socchiusa

e palpitante:

come un oro di scilla davanti all’altro lato guardi

la prossima scoperta e le finisci di fronte

ma l’amore è rotto e si rifrange tardi

in mille lucette spalle.