Giorno: 16 febbraio 2010

Tra le cosce calde della creatura cava- f.f.

.

metto le virgole  i doppi punti

e il doppio petto che ti aggiusti   mentre reciti

una versione di te stesso

lascio il cadavere   delle parole imbalsamate

le spillate strettoie della mente

la vertigine inutile della discussione

il periplo l’assioma e l’algoritmo di una giornata

persa tra queste lettere senza sesso e senza senso

senza altro sogno che un segno

es-posto in vetrina

sotto formal-dei-de la crisi economica che si esaurisce cantando

dibattendo la crisi super a n a t o m i c a  della  disintegrazione del sentire

mentire      l’ultimo cerchio della gogna

agognata carogna di chi ha fame di vergogna e prende

l’ostia dentro il retto     principio di osservarle       le  regole

sacre del mercato edito reale nella carta tormentata

da una insana ragione di educare.

A cosa?  A chi?   Se tutto è forma che si fa orma e meno ancora

sparisce nel getto di un inchiostro senza mano e senza battuta

nemmeno un dente dentro lo scrittoio  io

solo un diaframma tra qui e là dove mai ci si trova.

Paventate parole scena della lercia vacuità che si

sparpaglia si sventricola e si squaglia

nella cella di un corpuscolo di rosso

fattosi avaro scarno e saccente

Il più grosso inconveniente?

Può in un lemma separarti o spararti una raffica assassina o

rendersi tossina d’altri    inconsapevoli  gestori

di un male articolato che travalica la carta e

si fa canto  in frusciante   lussureggiante  cartamoneta  tonante

in lingotti di soqquadri che disarticolano la storia

in vetrine di macelli e falsi testimoni

poichè la storia è solo una grande fossa

un ammasso di menzogna

per una guerra che non cessa

e        sì  da sempre

ci intossica  le ossa.

*

Riferimento:

http://fernirosso.wordpress.com/?s=Tra+le+cosce+calde+della+creatura+cava

IPOTESI CORPO

Tutto cominciò nei primi mesi del 2009 quando scrissi il poemetto IPOTESI CORPO. Da quell’avvento l’idea di realizzare un evento in cui declinare varie e svariate ipotesi di corpi al lavoro. Così, ricevuto l’invito di organizzare una serata multimediale all’interno della ex centrale Enel di Reggio Emilia nell’ambito di un mini festival, nel luglio del 2009 nacque l’evento che vide coinvolti una serie di autori di varia estrazione.
Due video-mostre: Impronte di Francesca Vitale e La scelta di Cristina Cerminara. Una mostra fotografica: Opposti svelati di Federica Troisi. Una performance di action painting realizzata da Mariaestella Coli e una lettura drammatizzata: Artaud suite realizzata da Enzo Campi, Antonio Iorio, Francesco Forlani, Silvia Molesini.
Il tutto inserito in una cornice visiva (proiezioni di video di Maria Grazia Esu e Enzo Campi) e letteraria: una serie di Fabulazioni curate dal gruppo Samiszdat (Alessandro Cinelli, Lara Arvasi, Anna Maria Meliga, Donald Datti, Fabrizio Venerandi) e il reading Autoreverse di Francesco Forlani .

E adesso il poemetto IPOTESI CORPO è alla ricerca di un editore per fissare la sua esistenza su carta.

Qui di seguito alcuni frammenti del poemetto drammatizzati con elaborazioni grafiche e pittoriche tratte dai video proiettati nella serata.

 

Inventerò delle strutture
dove le immagini
sembreranno sorgere
da fiumi di carne
(Francis Bacon)

 

E dicevo in mezzo al vuoto,
vuoto delle sette eternità:
l’io non è il corpo,
è il corpo a essere l’io
(Antonin Artaud)

 

 

Enzo Campi

IPOTESI CORPO

 

 

sulla soglia
pende tende il viso
soma cosa?

 

peso inciso
nudo circonciso
sempre sprepuziato
s’attiva all’unghia
per vanificare la veglia
chi più ne ha
più ne escluda prego
non vedo altro
che gesti disaffaccendati
e il taglio in largo
si conduce al lungo
che ulula lunula
il gelido richiamo
per rapaci vari
e svariati vari
ribattezzati
vetro a vetro
incedono incidono
come schegge
a suggellare il rito
inalberando
il sigillo dell’encomio tribale
al palo insanguinato

[…]

 

[…]

io corpo dunque
solo peso
solo coito ininterrotto
getto di seme
a significare
disfare cosa?
e fa specie sapere
che il dolo
non è preso a nolo
e affrescato nell’istante
ma lucidamente reiterato
nel fluido fiume di carne
che riannoda
il punto al punto
l’uno raggomitolato
l’altro estinto
prima
trascolorato e vacuo
poi
insignito della carica suprema
che lo spinge ad apostrofare
il cosa
seguito dal punto di domanda

[…]

 

qui esposto
tre volte crocifisso
irrimediabilmente smembrato
pezzo a pezzo
per meglio specificarsi
e quantificare
il prezzo da pagare
per comprare
una lingua privata
del palato
ove impastare
la complessità del canto
qui smisurato e dettato
senza il punto
che permetterebbe l’a capo

[…]

solo una suppurazione
che ascende in nuce
senza salire del tutto
o quasi per niente
solo un bocciolo sfrangiato
per quanto organizzato
e vòlto alla copula primultima
nient’affatto imbellettata
privata del preliminare coccola cosa?
ipso
e fatto
e cementato
vieppiù colluso concluso
pietrificato al punto
costretto al contenimento
dell’unto originario
nella tensione ultima
ma mai definitiva
in cui rincorrere lo sperdimento

[…]

 

[…]

io corpo dunque
risuona si annoda sciogliendosi
sviene rinviene sordo
minando impalcature
sfiora la prossimità
in cui disfarsi
e cosa sarà mai
ciò che si sfalda
sotto l’alluce
senza graffiare
né amare né gridare aiuto?

magari cantare
per meglio toccare
tacciare tollerare
e mettersi in posa
postura su postura
e allora ridonda
si snoda attorcigliandosi
si sottopone
anteponendosi al peso
si sovrappone
posponendosi al sesso
s’estenua
sopravvivendo al cozzo
per testare testarsi
e rendersi al senso
dei sensi defraudati
seppur ingigantiti
e collerici
sempre tesi e resi
ceduti al miglior offerente
caduti sotto il giogo
del non sarà mai stato altro che questo

di
poco
in
meno
transitante
e
altero

1950 – Sulla scuola pubblica e quella privata

(…) Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
– rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
– attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
– dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”. Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche […]. Ma poi c’è un’altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la “frode alla legge”, che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla […]. E venuta cos” fuori l’idea dell’assegno familiare, dell’assegno familiare scolastico.

Il ministro dell’Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a “stimolare” al massimo le spese non statali per l’insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno […].
Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica.

Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l’arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l’arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! […]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito“.

Piero Calamandrei, 1950

Io non ho nulla da aggiungere, per il momento…