Un io che parla- f.f.

Gaetano Bevilacqua

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Lo accesi  e c’è   sì

lo sento ancora

c’è un io      che parla

accanto alla traccia

cerca di spegnere la figura     l’ombratile

esperienza che in me innesca  il mistero

e si fa luce  di una eternità interrotta

nelle cose         nella contiguità di tutte le cose

i n t e r r a   i  fonemi che falsamente diciamo siano questo o quello

le cose annunciate

pro-nunciate

la falsa coscienza dei vivi

che alla morte rivoltano la veste

e restano stupiti dal fitto crepitare delle ossa

un fuoco di vivi insetti voraci

batteri e i loro perigliosi    erodibili  programmi

che scoppiano nella bocca i vaticini della pizia e nell’orecchio

la presente assenza

la continua impermanenza di ogni cosa detta, dettata.

(Ci )   bruciano     quei nomi

sfitti di ciò che noi crediamo portino in sé

e in vece loro una brace attizza il cavo

nella gola protrae il male pungola  per ciò che manca

dal primo all’ultimo

il  giorno in cui torniamo

nell’in-visibile cruna.

Con previdenza nel nostro occhio

la natura sparse in ognuno un pizzico delle sue braci

e la follia c’inseminò di passioni

forti a tal punto che la ragione

ancorata ai suoi ciocchi    non  riesce

ad evadere e i labili confini posti alle sue spalle guarda confusa.

Triste si costruisce la fossa il pensiero

quando non se ne lascia toccare

e mortalmente c o r r o t t a  a ragione

la saggezza vorrebbe imprimerle i suoi ultimatum

nella fatuità del fuoco che le brucia gli argini

senza sapere che tutto è solo un giogo nell’eterno del gioco


g. bevilacqua

*

http://fernirosso.wordpress.com/2010/02/11/un-io-che-parla/

9 comments

  1. fernanda,
    ogni volta che ti leggo resto senza parole.
    pura fascinazione e, a costo di ripetermi, spessore e fertilità.

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  2. (Ci ) bruciano quei nomi

    sfitti di ciò che noi crediamo portino in sé

    e in vece loro una brace attizza il cavo

    nella gola protrae il male pungola per ciò che manca

    dal primo all’ultimo

    il giorno in cui torniamo

    nell’in-visibile cruna.

    un giogo nell’eterno del gioco…. bellissima Ferni e bellissimi i segni, le tracce, le lettere in punta di stilo incise nelle tavolette “tribali” di Bevilacqua.

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  3. Grazie Enzo e grazie a Natalia.Scrivere ultimamente si è fatto un peso, ciò che desidero è che la parola li-qui-d’asse si facesse, un legno da tras-porto e niente altro. Grazie,ferni

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  4. la falsa coscienza dei vivi
    che alla morte rivoltano la veste
    e restano stupiti dal fitto crepitare delle ossa

    un io che parla… la rabbia, il dolore quasi “fisico”.
    Davvero bella, Fernanda.
    Stefania

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