Giovanni Catalano – Natura morta con bicchiere e limone

Roy Lichtenstein, Still Life With Glass and Lemon (1974)

Supponiamo per un istante
di essere cambiati, di essere
uomini nuovi o migliori.
Una mostra antologica
su Lichtenstein che per una volta
fa il punto su tutto e tutti.
E andiamo insieme
che ci sentiamo meglio
ma soltanto se ci ripetiamo
che dell’immagine conta
più la sua riproducibilità.
Prendi una pietra
ad esempio
che se esiste è soltanto
perché ce ne saranno migliaia
di pietre come queste.
Le canne nel canneto,
gli uccelli migratori.
Tutti capiscono di cosa
stiamo parlando e forse
se ne ricorderanno.
Ma noi – ciò che ci distingue
dagli animali – non è sapere
usare uno strumento.
Se molte specie di scimmie
rompono una noce durissima
battendo una pietra
sopra l’altra e alcuni corvi
tengono col becco
una cannuccia di legno
per stanare le larve.
Solo l’uomo moderno
uomo o donna, naturalmente

con ogni gradazione
se sa usare uno strumento
per realizzare un altro strumento
si dice “nuovo”. Forse, migliore.
Così una sera, abbiamo preso
ad affilare una lancia
con lo spigolo scheggiato
della pietra che è caduta
qui per caso. E per un istante
ci sentivamo meglio.

 

Giovanni Catalano, inedito (2010)

4 comments

  1. non è sapere usare uno strumento ma inventarlo, scoprirlo, l’uomo moderno, è l’uomo nuovo? è un uomo migliore? o piuttosto peggiore e bisogna ripartire dall’inizio, fare il punto con o senza Lichtenstein ripercorrere la strada, ripartire dalle selce. mi è piaciuta tanto per la presenza forte di questo senso della storia dell’uomo e della sua evoluzione. ciao antonella

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  2. E andiamo insieme

    Ciò che manca, dal primo adamo, è l’andare con l’altro. Già, non andava con eva, non andava nemmeno con dio o con la serpe, che aveva non solo la coda, ma la vista lunga, anzi, aveva la visa, quella serpe, con un accredito di acredine nel tempo. Eppure ci aveva provato lei pure,la serpe… o era un lui serpente, dalla lingua affilata, che lancia staffilate e staffette dentro il picciol l’ombriko di adam. Sta di fatto che in-s(i)eme ci stiamo stivati nel seme, ma non nel semel e meno ancora nell’andare, se non forzati da quel mot(t)o pescoso periglioso, carpe diem, dentro il gravido pancione del cosmo, che ancora non ci es-pelle.
    Grazie per le riflessioni, che possono variare a seconda della lancia che si occupa per navigare dentro o fuori…ma sarà poi davvero fuori?ferni

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