Giorno: 8 febbraio 2010

Cinque poesie

12/09/’07

a dl

Perché parlarne?

Restano,d’accordo,ma esausti

per continue richieste d’infinito

silenziano i libri,la mente

non pronuncia voto di obbedienza-

guardali pure i venti ringhiosi,le brezze rinfrescanti,

ma non schierarti:

non ha prestigio,nome da difendere,

non le importa se eccentrica

la pensano o bislacca-

parla da sola luce,

a volte ride.

25/11/’07

a C.

Rinnegano il vento,il fogliame:

agli alberi adolescenza fa paura,

puoi sentirla quell’ansia di radici

appiccicarsi peggio di umido,di miele-

per te per loro terra di assedio il corpo,

chi la difende chi la protegge

dal transito di armenti,forse nuvole?

Ma non ordina né chiede

la voce del creato,

tua definita forma le provoca

il soffoco,l’ansia:

ve la scambiate a vicenda,

vecchie amiche alle prese

con capi da buttare.

05/05/’07

a G.S.

Splendido,ti corre scossa blu-elettrico

se tocchi poesia-

di solo bianco e solo seme gettano

corpi analfabeti,

li senti mentre dimenano,

sai persino schivare

gelosa diffidenza del tuo cielo-

ma dimora l’anima banchisa

quando scatta di colpo

quando senti cadere

tornadi, rosso, passione

quando l’acqua stanca

di amori in corto circuito

a verde ferita gonfia e slenta.

25/10/’07

a dl

Ti raffigurano spesso

nel folto di una boscaglia:

non perdiamo tempo,d’accordo,

si concedono sospiri e fili d’erba,

consumate da febbre dei giorni

corrono le stelle,ti ripeti-

ma non vedi che luna sterza

schivando per miracolo

indisciplina di stelle?

Anima,tolleranza zero,

imponi le tue regole ricorda:

te la sfregiano i rumori

se tra il rassegnato e il filosofico

incustodita lasci notte.

26/09/’07

a M. G. R.

Ti ripete di lasciarla in pace:

abita un blu vuoto,

per soli arredi costellazioni marginali,

cibo senza sapore,

cielo ruvido contorto-

ti limiti a uno scatto,un’istantanea

mentre la guardi levare

su antracite dei muri-

è questo il gregge,

pastora di anime stanziali

di miele amaro raschiati labbra

e sopravviva sfida:

donne dai volti opachi spiegano

la transizione impervia,

anche tu donna,luna,non offrire

solito pretesto di sindromi,bambini,

non accampare silenzio,soliti motivi,

non piangerti addosso che sei donna.

Un sogno dentro un sogno (Edgar Allan Poe)

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.
Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango, io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?