Giorno: 15 gennaio 2010

Lascia che il capo… (Libera Carelli)

Lascia che il capo stanco senza parlare
io poggi sul tuo petto, amico, una sera,
dimentica di tutto quello che c ‘era
nella mia vita, un tempo, di bene e di male.
E solo io senta il ritmo uguale del cuore
Che amo, mia segreta dolcezza e pena
segreta. Lascia, amico, lascia che appena
un’ora io dorma sull’ignaro tuo cuore.
Un’ ora… E la memoria ne resti, incanto
che poi colori di sé tutta la vita;
e nell’incanto ritrovi io la smarrita
certezza. Oh! Lascia amico, lascia soltanto…

Faraòn Meteosès interpreta Casta Carta Cauta Canta di Enzo Campi

Qui la voce di Faraòn Meteosès (Stefano Amorese)

http://sguardidautore.splinder.com/

Qui i testi di Enzo Campi

http://rebstein.wordpress.com/2010/01/07/casta-carta-cauta-canta/#comment-10381

Diversamente stabile

C’è l’idiosincrasia
– quanto le piace questo lemma –
per la parola cuore
le dovesse scappare non sia mai
spalmata su parole altisonanti
prosodia
rea sconfessa

un ragazzo che viene dal passato
occhi di broncio
– di sensi all’erta le concede l’uomo
in minutaglie sparse
e il suo andare di fretta –

lui di bevute solitarie
nel palmo della mano in senso lato

lei che si gioca l’ultimo bicchiere
col piede nella staffa.

Con le mie palpebre vorrei proteggere

Con le mie palpebre vorrei proteggere
la mandorla nella mano ma il tuo occhio
deve errare nella notte in esilio
per toccare oggi che sei nato il seno
domani le labbra di quella donna
in grado di svelarti col bacio
il segreto che nel parto gridiamo
madre e figlio quel richiamo nel ramo
proprio ora che non ci si prende più

Non comprendi gli strilli nel tuo cranio
se ho fame voglio per me tutti i suoni
o semplicemente odio l’odore dei mediocri
né comprendo la calma che hai in gola
perchè non puoi sposarmi se ci amiamo
mi dici che ogni figlio ammazza il padre
per farsi grande il padre pone il cranio del figlio
nel palmo vedi- dice- basta una leggera
pressione per fracassare il mondo

di Dome Bulfaro, tratta da “Poeti Italiani Underground” ed.Net Poesia 2006

io me ne invischio

Across the Universe

delle cose del mondo

di questo circolo di acrobati

di questo consesso di disarmanti santi  inf(r)anti

di quello che mi sta davanti

o addirittura sotto         i piedi

tutto ciò che sta

è     l’altra parte della stessa sfera.

Io ho  la certezza

che la terra non  sia  mia

ma una casa sempre senza patria

una splendida matria

o una matrioska       al più

un porto dentro l’antro del cosmo

perché la geografia è corrente su tutta la sua crosta

su quel corpo da titana

o forse meglio da gitana

un’ antica matrona tatuata

che non ha meta e va in giro impostata

intorno a se stessa e attorno al mutamento senza fermarsi

un secondo incidendo

sotto e sopra  le scritture delle piogge delle nevi dei ghiacciai

mentre i sismi  ne incrinano la pelle ne divelgono i tendini

le divincolano le ossa.

Io me ne invischio

della fame   della miseria

di ciò che inquina e ciò che consuma

me ne invischio della pace e della storia

della cultura e del silenzio

me ne invischio totalmente

di ogni altro

di ogni tempo e di ogni parola.

Tutto è

e silenzio è anche questo

un gioco per nascondere l’essenza.

Io me ne invischio

me ne invischio

me ne invischio    anche di quella.

.

f.f- 14 gennaio 2010Me ne invischio- da Carte sensibili

.