Giorno: 13 gennaio 2010

Gesti d’aria e incombenze di luce (variazioni)

(Fiorì sfiorì l’ombra
in cui inabissai
la parvenza di luce
che il mio corpo
in un gesto d’aria
ancora offriva
all’incedere del suo
simulacro)

Si moltiplicano
le domande per chi
per cosa
o semplicemente perché ancor
persiste insiste
la voglia sfrenata
di miniare
a mo’ di ghirigoro
il dissolversi della firma
e l’incoscienza della marca
Si
disvelano veli
in cui fumigare
il sono scritto
e dico
con parole ignave
l’incauta curva
per ridisegnar l’ellisse
in cui vanìre il ritorno
Ancora
sui miei passi
rinnovo il colpo
del sono toccato
e tocco
l’evanescenza
delle voci che cristallizzano
l’aria
in cui sottrarsi al gesto
Di
poco
in poco
ritrapuntati e franti
riemergono inabissandosi
i pulviscoli rubati
alla luce
dell’altrui irriverenza
Groviglio di linee
estese tese le stesse diverse
sanno
e comprendono
la pura elettricità
volta a sfaldar l’arteria
e precipitano di testa
nella chora austera
dell’intervallo
Carne
al macello
di traverso al seno :
se
non escuoce
il cuore cuoce
fibrillando sulla graticola
Di
foce
in vece
dell’intero
smembro la voce
in faglie
ri-mediate in piaghe
stillanti l’iconoclastia
del verbo
che s’involtola ed estrude
il sorgivo fonema
in cui condursi al fondo
Sono
io
differito e demandato
ad altro
e altri ancorinsorgono
laidi e inviperiti
contro l’unoche non vuole rendersi
molteplice
Ipso
e fatto
di vago in vacuo recto
e verso :
bestie
da soma siamo
e urliamo
l’utilità dell’inutile
pratica
in cui sfrangiare la rosa
e ritemprare la cosa
Sia
rianimato l’inanimato
dall’algido fiato
in cui mescere
il perlaceo succo
della luce
che cade a perpendicolo
e mi tace
mi dice
di quell’aspra ligatura
che s’offre all’urto
chiudendosi a riccio

(Fiorì sfiorì la luce
in cui si staglia
l’ombra sfrangiata
che il mio corpo
in un’incombenza d’aria
ancor mancò
al ritrarsi del suo
simulacro)

Enzo Campi

Fanno la fila

i ferri da stiro
quando evaporano lettere
che scrivo a me stessa
-a chi interesserebbe sapere
il colore di un comune calzino?-
a volte per le stanze danzano
foglie rosse autunnali
che nessuno sfiora con un dito
è più facile calpestare un sorriso
che esplorare un petalo di foglia
e ti chiedi perché non vivi
di quel solo colore
senza orologi che ti segnino il passo.

le parole… maturano al sole?

sono    l e    a l i le    parole?

e crescono    sole ?

le scompagina il tempo?

le indirizza il vento?

Sono canoniche le parole

prestigiose cattedre del vuoto

pesano quanto un mattone e     galleggiano

nel sogno   dentro la realtà.

Non hanno età      le parole    si ridipingono la faccia

razzolano per terra e aspirano al cielo.

S’intrufolano s’inerpicano singhiozzano e strimpellano

s’inchiostrano s’incancreniscono

mettono zavorra alla chiatta del discorso

allentano il contatto tra

la pelle del dio e tutto ciò che    il demone

inventa      a loro insaputa.

.

Da Nel lusso e nell’incuria- inedito- f.f.

Kenneth Koch – L’acqua che bolle

Kenneth Koch (1925-2002), è stato un esponente storico della Scuola di New York, insieme a Frank O’Hara e John Ashbery. Molto vicino all’espressionismo astratto, dall’action painting al lavoro di amici come Alex Katz e Larry Rivers (“avevano degli studi molti ampi e luminosi e organizzavano sempre feste durante le quali riuscivano anche a vendere quadri!”), subì le influenze dell’avanguardismo europeo in genere (dal cubismo al surrealismo francese) ma portò avanti con sorprendente originalità un’idea di poesia intelligente, ironica, drammatica, dal fortissimo impatto emozionale. Significativo questo “The Boiling Water” tratto da “The Burning Mystery of Anna in 1951” (1979) di cui ho tentato una mia traduzione.

Alex Katz, Portrait of a Poet: Kenneth Koch (1970)

Alex Katz, Portrait of a Poet: Kenneth Koch (1970)

The Boiling Water

A serious moment for the water is
when it boils
And though one usually regards it
merely as a convenience
To have the boiling water
available for bath or table
Occasionally there is someone
around who understands
The importance of this moment
for the water—maybe a saint,
Maybe a poet, maybe a crazy
man, or just someone
temporarily disturbed
With his mind “floating”in a
sense, away from his deepest
Personal concerns to more
“unreal” things…

A serious moment for the island
is when its trees
Begin to give it shade, and
another is when the ocean
washes
Big heavy things against its side.
One walks around and looks at
the island
But not really at it, at what is on
it, and one thinks,
It must be serious, even, to be this
island, at all, here.
Since it is lying here exposed to
the whole sea. All its
Moments might be serious. It is
serious, in such windy weather,
to be a sail
Or an open window, or a feather
flying in the street…

Seriousness, how often I have
thought of seriousness
And how little I have understood
it, except this: serious is urgent
And it has to do with change. You
say to the water,
It’s not necessary to boil now,
and you turn it off. It stops
Fidgeting. And starts to cool. You
put your hand in it
And say, The water isn’t serious
any more. It has the potential,
However—that urgency to give
off bubbles, to
Change itself to steam. And the
wind,
When it becomes part of a
hurricane, blowing up the
beach
And the sand dunes can’t keep it
away.
Fainting is one sign of
seriousness, crying is another.
Shuddering all over is another
one.

A serious moment for the
telephone is when it rings.
And a person answers, it is
Angelica, or is it you.

A serious moment for the fly is
when its wings
Are moving, and a serious
moment for the duck
Is when it swims, when it first
touches water, then spreads
Its smile upon the water…

A serious moment for the match
is when it burst into flame…

Serious for me that I met you, and
serious for you
That you met me, and that we do
not know
If we will ever be close to anyone
again. Serious the recognition
of the probability
That we will, although time
stretches terribly in
between…

 

 

L’acqua che bolle

Un momento impegnativo per l’acqua è
quando bolle
e sebbene si guardi
come una comodità
disporre d’acqua calda
per il bagno e per la tavola
c’è occasionalmente qualcuno
che ammette
l’importanza di questo momento
per l’acqua – forse un santo
o un poeta, forse un pazzo
o soltanto qualcuno
temporaneamente disturbato
con la mente “leggera”
in un certo senso, lontano dalle sue più profonde
preoccupazioni per cose
più “inconsistenti”…

Un momento serio per l’isola
è quando i suoi alberi
cominciano a fare ombra e
un altro è quando l’oceano
bagna
il fianco di cose grosse e pesanti.
Uno passeggia e guarda
l’isola
ma non proprio l’isola, quello che c’è
sull’isola e uno pensa
non deve essere semplice nemmeno essere
quest’isola, per niente, qui.
Dal momento che qui giace esposta
a tutto il mare. Tutti i suoi
momenti potrebbero essere seri. È
un serio problema, sotto un tale vento,
essere una vela
o una finestra aperta o una piuma
che vola per strada…

La serietà, quante volte ho
pensato alla serietà
e quanto poco ho capito
a parte il fatto che ciò che è serio è urgente
e ha a che fare col cambiamento. Tu
dici all’acqua,
non è il caso di scaldarsi adesso
e allora spegni. E così smette
d’agitarsi. Inizia a raffreddarsi. Tu
metti dentro una mano
e dici l’acqua non è più seria,
non più. Ha il potenziale,
comunque – quell’urgenza di fare
bollicine, di
trasformarsi in vapore. E il
vento,
proprio quando diventa parte di un
uragano, che fa esplodere la
spiaggia
e le dune di sabbia non sanno
tenerlo alla larga.
Svenire è giusto un segno di
serietà, piangere un altro.
Tremare è un altro
ancora.

Un momento impegnativo per il
telefono è quando squilla.
E una persona risponde, è
Angelica o sei tu.

Un momento impegnativo per la mosca è
quando le sue ali
si muovono e un momento
difficile per l’anatra
è quando nuota, quando prima
tocca l’acqua, poi porta
sull’acqua il suo sorriso.

Un serio problema per il fiammifero
è quando s’accende.

È serio per me averti incontrato e
serio per te
aver incontrato me e il fatto che non
sappiamo
se staremo ancora vicino a qualcuno
di nuovo. È difficile riconoscere
le probabilità
che avremo, anche se il tempo
tra di noi s’allunga
tremendamente…

(Traduzione di Giovanni Catalano)

Una proposta

Se, ciascuno dei compagni di viaggio di questo sito, mi riferisco agli autori, porta sia un suo scritto sia il testo di un altro, con una sua lettura, forse ognuno avrebbe l’opportunità di vedere altri rami in cui porsi, nella selva che qui è nata. E’ un modo per conoscere questa voliera, questa raccolta di fioriture, le vele delle ali, i nodi degli alberi o i nidi in cui vivificano, non solo dalla nostra finestra ma all’interno di una nuova stanza. Ogni volta un autore, come se andassimo a trovarlo a casa sua e ne ascoltassimo la voce, poiché egli è qui e dunque la  stanza  contiene l’incontro, non è solo una vetrina da esposizione, come capita in quasi tutti i siti e i blog. Che dite? ferni

Eco di Peretz Markish

Eco

Qui le mie estati trascorrevano un tempo,
Come cicogne che spariscono tra le nuvole.
Mi sembra di sentire le loro voci qui,
o nel vento, o nel frangersi della risacca.
Devo lanciar loro un fischio leggero, come da giovane?
Lì – un uh-uh echeggiante, che ora vola da loro.
Sparite. Questa estate è pure già
in attesa di volar via, come una cicogna.
O dal mare mugghiante o dalle mute montagne,
o dal suono delle mie mani che batto
si può sentire un’eco moltiplicata per sette.
È mia. Non è persa. La riconosco.
Ognuno può riconoscerla. Si moltiplica all’infinito,
Come onde da una pietra, da vento e risacca.
Qui le mie estati trascorrevano un tempo,
come cicogne che spariscono tra le nuvole.

Peretz Markish
(traduzione di Anna Maria Curci)

Viderkol

Do zaynen zumers mayne durkhgegan amol,
vi in volkns geyen durkh farshvindndike bushlen.
Mir dukht: ikh her do zeyer kol,
tsi inem vint, tsi inem khvalyedikn tsushlog.
A fayf gebn tsu zey farshayt, vi yungerheyt?
Ot flit mit pliesk tsu zey a hilkhiker a-u-u shoyn.
Farshvundene. Oykh ot a der o zumer iz in rey,
shoyn greyt tsum opfli, vi a bushl.
Tsi funem royshndikn yam, tsi fun di shvaygndike berg,
tsi af dem plieskndikn klang fun mayne dlonyes,
a viderkol a zibnfakhik zikh derhert.
S’iz mayns. S’iz nit farloyrn. Ikh derken es.
Derkenen vet es yederer. Se mert zikh on a tsol,
vi vaserkrayzn fun a shteyn fun vint in tsushlog.
Do zaynen mayne zumers shoyn adurkhgegan amol,
vi in di volkns geyen durkh farshvindndike bushlen.

Peretz Markish

Nel video, Mendy Cahan propone altri versi yiddish di Peretz  Markisch