Autore: api

  • non puoi

    con virgole o carezze intercedere a tuo favore -ristretto il senso come di caffè riscaldato pessimo sapore  di  nausea all’alba- non puoi inseguirti tra fumo e grigiore d’aria che ancora non esplode forte nello schiamazzo della pioggia che arriva -la senti? ha saltato il fosso del cortile accudendo all’unico filo d’erba – stesso filo consunto…

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  • Di corpo fuso

    sotto cicale e i loro canti indispettiti trattengo  la notte sotto velo pauroso quanto solo folle di ventre scovato a fatica nelle pieghe del sogno un’ape frantumata un fruscio di gatto prendo il biglietto per le nuvole,  sotto un albero che osserva i miei gesti nascosti che privi di castità  mi offrono al cielo. Mi tentano le oscurità  riflesse fra le gambe intorpiditi i sensi nel cercare quando friniti e lacrime hanno medesima sostanza di pioggia, senza che nulla cambi sotto il cappello stramato come un orlo a giorno tutto…

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  • sul bordo

      Ha del tarlo il ticchettare leggero, l’invisibile galleria ,   tornante che s’appresta al buio, nascosto.   Tempo, tanto tempo scorso     come di sbieco un’occhiata,    come di volo di piume strappate   nell’aia di cortili d’altro secolo.   Un cunicolo che svetta all’apice dell’idea, tessuto stramato da risvegli    di vecchio corpo, teso all’indietro, di postura e ricordo…   Dove?   Dove finiscono i passi   …sull’orlo del foro?!     – marzo 2010 –

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  • sola, i/o

    Immobile davanti alle vetrine che ti rapiscono lo sguardo con luccichio intermittente tra ipocrisia e bisogno ti neghi alla pioggia con un ombrello fatto d’ali, ali di falena morente.   Le gocce dure sulla pelle chiazzata di sonno e polvere come nascondiglio notturno di leopardo sui rami nascosto tu, sulle soglie di periferie che senza pena visibile ti ospitano, al crepuscolo.   L’odore dell’aria pesa sul cappotto di panno sulle scarpe incollate alla strada i capelli, che vorticosi al vento in sosta su di te, chiedono visibile presenza fra le ciocche dei…

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  • giunchi

    Difficile crederci ma i giunchi si sono spezzati.  Implacabile il vento  ha modificato la trama, le pieghe, la capacità di opporsi alle folate improvvise, quando  lasciava un segno curvo su di loro, per poco, che rialzavano subito il fusto, eretto, frizzante all’aria ed al contorno immaginifico che li accoglie. Giunco di palude, di stagno, di mare. Ogni loro filamento modificato, al centro del fusto.  Fusto che ora si dibatte tra terra e cielo, capo chino, curva vegetale confusa tra radici e pretese di voli.  Nessuno  ha consapevolezza…nell’immenso fluttuare…

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  • appartenenza

      Afose   le   giornate,  si presentano opache come d’ambra in penombra.    Spoglia dell’abito pesante giro in fondo – o proprio affondo? – in un lento    torpore di cotonina leggera, marcata dal sole che ora staziona storto sui    fianchi di una lucertola. La coda del mio occhio non    sarà mai variopinta come    il sonno  che si leva  dalle scaglie minuscole. Ho lo sguardo coperto da    panno scuro, la bocca asciutta e i piedi che battono, come su legno    di portone antico.   Un lato di ferro e metallo, l’altro di petalo e fibra.   …

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  • non mi lasciasti

    se non straccetti sfilati da ricucire lenti fili da allargare, neanche forbici per definire i segni che imparavo. Ma graffi, sì! quelli immemori, lontani da te che ora dici non esser tuoi, solo incubi, solo alibi.. Avrei preferito stracciarmi le vesti che nuove addobbavi sul corpo di bambina sempre inadeguato al tuo disegno d’oro e di meraviglia. Un’altra meraviglia  possedevo,  nascosta da te. Ché l’avresti soffocata in un ditale d’ansia raggelata, in quattro mura costruite di fretta con fango e pietre. Volevo solo le formiche. Loro aspettavano i miei funerali, quando tu mi seppellivi nelle tue paure.

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  • fare silenzio

    angelo maggi s’imbandiscano tavolate di silenzio su di un terreno che non sia di sabbia! celebrarsi in automatico progressivo è come un abito che non indosso, un’ondata che non inzuppa il corpo, piume che non solleticano voli, solo distanza. ed allora sotto la pioggia! ché le sue gocce sono di natura benigna, detergente di stoviglie e pensieri, gli stessi con cui ci si nutre, spesso gratinandosi col niente. troppi plausi agli incroci casuali, salotti ricavati sotto semafori a ritmo alternato. meticolosa ricerca divisa a strappi coprendo di cenere i capelli del…

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  • Siccanna ‘e focu

      Sumurtìa sa terra e galu focu chi colat, appareschet, lestru, attérghet sos pilos de su mundu; nochet custa maghìa manna. chisina abbarrat in mesu ‘e poddiches ispantaos, chisina de mariposas mariposas de gherra. no connosco prus sos sintzos de sos montes: diat cherrer petzi cuzicare,  deo, chei burra ‘e abba, s’anneu, s’arrennegu chi bos ingurtit,  macras de birde, chin unu lettolu a burbiu ‘e mele.

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  • P i q u e t e r a s

      Ci fa trovare insieme  per le strade interrogato  punto unico fermaglio tra menzogne  di miriadi virgole pressate  che dividono giorno da giorno  ora da ora risveglio da notte… la fame. E ci prende la sera senza avviso con letargo di stomaci insani vicini a precario pagliericcio tra marciapiedi e sfacelo  dell’ultimo ininterrotto brusio calpestato cammino incerto  di viandanti.  Ci porta lontano la fame  in quei sentieri segnati dal frastuono di liberismo e dolo sui nostri presenti vagabondi sui solchi di terra non…

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