La separazione del maschio

La separazione del maschio, Francesco Piccolo
Ed. Giulio einaudi, 2010

L’uomo/maschio qui è il protagonista principale, ha un matrimonio che appare perfetto, una moglie Teresa che ama e lo ama follemente ed una figlia, Beatrice, che adora fin dal primo giorno in cui l’ha presa in braccio, perché si è sentito sì fautore di qualcosa che crescerà, felice di esserne padre, ma allo stesso tempo coerente nel sapere che non sarà un lavoro di lunga data, che dopo un certo punto, lei andrà avanti da sola lasciandolo libero di fare ciò che già sta facendo.
Dietro a questa perfezione si cela la realtà, dove lui è un poligamo recidivo e impenitente, felice ed ossessionato dal sesso e dalle sue amanti.

“Non provo nessun senso di colpa.
E’ questo che mi manca, il senso di colpa.
[…]
Per questo non soltanto mi acquieto quando dopo aver temuto la tragedia scopro che la tragedia non ci sarà, ma sono anche più contento, vivo meglio, più felice. Per questo non m’importa di scopare con Francesca poco prima di tornare a casa, di scopare con Teresa poco dopo aver scopato con Valeria; per questo quando Beatrice e Teresa tornano a casa dopo che ho usato l’aspirabriciole per far sparire le prove del tradimento, io ci sono per davvero. Perché la mia vita, così com’è, nella sostanza, mi piace.[pag 69]”

L’apparenza si svela nei frammenti che ci dona il protagonista, nella parola che non nasconde.

“Il giorno in cui Teresa se n’è andata, io avevo una relazione stabile con Valeria da nove anni (cioè da prima che mi sposassi), con Francesca da quasi tre anni, e con silvia da un anno e mezzo; in più, in quelle settimane, avevo due rapporti in cui c’erano state rispettivamente una e due scopate, e quindi erano in via di evoluzione.[pag 55]”

Seguiamo la vicenda, soprattutto quella della sparizione improvvisa di Teresa e di lui, che si ritrova, all’improvviso ad occuparsi di Bea, che ama nonostante tutto, quando prima era sua moglie a seguirne le orme nella crescita.

“Credo sia impossibile spiegare a chi non ha figli cosa sia avere un figlio. Perché non è il contrario di non averlo. E’ qualcos’altro. Solo fino a quando non hai figli puoi pensare a una simmetria tra assenza e presenza: quando poi ce l’hai, scopri che sono due condizioni non alternative, ma senza legame: infatti ti sembra di non riuscire più a spiegarlo, ti sembra che i pensieri che avevi prima erano ingenui. Avere un figlio è qualcosa che sposta la vita in un angolo inimmaginabile prima; un angolo che non esisteva.[pag 105]”

Fin da subito si capisce che lui non sarà un modello di marito fedele ed infatti nel momento in cui comprende che Teresa non sarebbe rientrata il pensiero non va alla figlia, per come poter spiegare la sparizione improvvisa della madre, ma a quando avvertire, l’amica del cuore della moglie che ora potevano andare a letto insieme, insomma il sesso è il fulcro, cuore pulsante di tutti i pensieri e di tutti i giorni.

“Ognuno di noi ha una percentuale di vita sconosciuta al proprio compagno di vita. Ed è uno spicchio di varia grandezza, ma vitale. Un punto in cui non si è quello che ormai si crede di essere, se si guarda a se stessi soltanto con l’occhio di chi ti guarda sempre, cioè la persona con cui vivi.[pag 133]”

La storia prosegue con un sentire alternato, ti viene da ridere, ma anche pensare che in fondo il maschio, qui nella storia, descrive molte verità, mostra molto, ma si giustifica, mettendosi dalla ragione.

“Ero convinto di essere all’altezza, di farcela. Potevo essere un perno della mia famiglia, amare mia moglie e indicare la strada a mia figlia – e intanto conservare quella giovanile insensatezza che mi accompagnava a una perdizione inevitabile, ma possibile.[pag 192]”

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